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Scena dal Pianeta delle scimmieL’8 Novembre scorso gli Usa hanno eletto Donald Trump presidente. Mentre i sostenitori del candidato repubblicano festeggiavano la vittoria, la maggior parte degli statunitensi erano sotto shock.

Neanche dopo l’11 settembre ho assistito a un trauma di massa di queste proporzioni: è la prima volta che sento tutti, al lavoro, nelle strade, sugli autobus, parlare di una elezione politica con tanta passione e ansia.

L’attentato delle Torri Gemelle non ha generato uno shock del genere perché lì l’aggressore era esterno: oggi c’è la consapevolezza che il “nemico” sono i nostri vicini, i nostri parenti, i nostri amici. Ci si chiede: come è potuto succedere? Cosa significa per un paese che credevamo in marcia, nonostante tutto, verso il progresso sociale?

Tentiamo di ricapitolare i fatti salienti:  alla fine di una campagna elettorale lunghissima, durissima, e piena di colpi di scena, Donald Trump, che secondo  i sondaggi non aveva alcuna chance di vittoria, arriva alla Casa Bianca, battendo Hillary Clinton, la rivale democratica che si credeva favorita. Il partito repubblicano ottiene anche la maggioranza del Senato e della Camera, dando a Trump controllo completo sul  voto parlamentare per i prossimi quattro anni di presidenza. La campagna elettorale di Donald Trump è stata aggressiva ed estrema. Il neopresidente ha attaccato i gli migranti, le minoranze etniche, le donne e il loro diritto all’aborto, oltre ai diritti degli LGBT. Ha corteggiato sia i suprematisti bianchi che l’estrema destra. Ha perfino definito il riscaldamento globale del pianeta «un inganno perpetrato dalla Cina».

Gli statunitensi di sinistra sono sotto shock perché non riescono a capire come sia stato possibile che molti dei loro concittadini che avevano votato per Barack Obama prima nel 2008 e poi nel 2012 possano aver oggi votato per Trump. E come quasi la metà del paese, solitamente molto “politicamente corretto”, abbia votato per un candidato che durante la campagna elettorale ha espresso posizioni razziste, omofobe, misogine, fasciste e violente, per quanto spesso contraddittorie.

Gli eventi preoccupanti che seguono la sua elezione deludono chi nutriva speranze sul fatto che il presidente Trump, nonostante la demagogia e l’aggressività della campagna elettorale, avrebbe moderato i toni. Trump ha nominato Stephen Bannon, caporedattore di Breitbart News, una pubblicazione online di estrema destra, capo strategico per il suo mandato presidenziale. Gli attacchi ai neri, ai LGBT e ai musulmani si sono moltiplicati.

Al di fuori degli Stati Uniti, i rischi più gravi del terremoto Trump sono un ulteriore rafforzamento dei movimenti di estrema destra e un peggioramento della crisi ambientale. Trump ha già nominato Myron Ebell, che nega l’esistenza del cambiamento climatico, a capo dell’EPA, l’Environmental Protection Agency. Ebell, sostenuto dalla lobby del carbone, si è opposto aggressivamente al programma Clean Power proposto da Obama nel 2015 e all’Accordo di Parigi, di cui abbiamo parlato qui, e potrebbe bloccare completamente il progresso, già lento, della misure per combattere il cambiamento climatico negli USA.

Ma ci sono segni di speranza. Cortei anti-Trump sono state organizzati fin da subito in tutto il paese, e una manifestazione  nazionale delle donne è in programma a Washington DC il giorno dell’insediamento di Trump alla Casa Bianca. Nei licei e nelle università gli studenti organizzano occupazioni e scioperi. Il movimento di Bernie Sanders, il candidato socialista che aveva sorpreso l’establishment vincendo 23 dei 50 stati americani durante le primarie, continua ad organizzarsi e crescere in particolare tra i giovani.

Forse era necessario lo shock di queste elezioni per convincere i liberals statunitensi che non c’è progresso senza partecipazione.

Antonella Pavese – Seattle, Washington, USA

4 Responses to “Trump presidente degli Stati Uniti: è la fine del (nostro) mondo?”

  1. lina meneghetti scrive:

    Antonella Pavese ci racconta cose che già sappiamo.

    Se andiamo a vedere anche un’altra analisi di quale fosse l’umore negli USA fin da agosto, data di pubblicazione di un articolo al sito…
    https://www.firstthings.com/article/2016/08/bigot-baiting#print
    l’esito del voto non era poi così imprevedibile.

    Se poi la risposta che i Democrats intendono dare a Trump e a coloro che l’hanno votato sarà quella di mettere a capo del partito un uomo di colore , musulmano … nel nome di un melting pot di razze, culture, minoranze, che non esiste più …. allora che Dio li salvi !

  2. gino dal monte scrive:

    per una volta, siamo arrivati prima degli americani. nel 1994 tanti di noi hanno subito lo stesso trauma. ora(?) che il mondo si sta uniformando servirebbe uno schieramento politico (di sinistra?) che definisca alcuni “nuovi” paradigmi politici su cui costruire cultura e azione politica (es. diritti/doveri, ambiente, rapporto stato/mercato) senza farsi intimorire dalla pensiero unico dominante, dove anche i tanti particolarismi trovino il modo di collaborare/stimolare.

  3. Brunella Passi scrive:

    Complimenti, Antonella! articolo chiaro, sintetico e preciso.
    (Ho vissuto personalmente gli ultimi momenti di questa elezione con mio figlio che vive a N.Y. da oltre un anno: alla fine, nessuno lì ha dormito quella notte, nemmeno la sua “mecenate” ultramiliardaria per giovani artisti che ha votato la Clinton.)
    Ti condivido subito su FB e, dopo tanti anni, ti saluto personalmente con affetto.
    Brunella P.

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