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Urbs antiquissima et clara_libro_PadovaDa quando sono volontario Salvalarte presso l’Orologio-astrario in piazza dei Signori mi dedico alla scoperta della Padova del ‘300.

All’inizio solo per curiosità personale, poi per dare ai numerosi visitatori dell’Orologio una più ampia conoscenza del periodo in cui il medico e astronomo Jacopo Dondi costruì la sua meravigliosa “macchina”. La conoscenza del passato ti aiuta a leggere meglio l’attuale realtà urbana e ad ambientArti in essa.

Così, sfogliando la rivista “Padova e il suo territorio” di febbraio, ho trovato la presentazione di Urbs antiquissima et clara (Padova, Cleup, 2015), un volume, curato da Marco Bolzonella, che raccoglie significativi saggi di Sante Bortolami, illustre professore di storia medievale presso l’università di Padova mancato alla sua città il 3 dicembre del 2010. Cercando su Internet, ho “conosciuto” meglio questo storico che con tanta passione e sacrificio dimostra quali siano doti imprescindibili per questa professione.

Dopo una prima lettura del libro, ho subito colto la notevole mole di lavoro di approfondimento storiografico che lo scomparso scrittore vi aveva profuso.

Gli studi raccolti nel libro riguardano la Padova comunale tra XII e XIII secolo e, in particolare la concezione di spazio urbano come palcoscenico della vita sociale, come dimostra, per esempio, la dinamica della diffusione degli insediamenti religiosi, destinati ad allargarsi a macchia d’olio in città in questo periodo. La stessa ubicazione della basilica del Santo concorre in modo determinante allo sviluppo urbanistico di Padova.

Acque, mulini e folloni nella formazione del paesaggio urbano medioevale è un interessantissima analisi dello sviluppo industriale che risveglia in città l’interesse per la gestione delle acque.

Nel saggio Da Rolandino al Mussato Bortolami mette in luce la Padova colta e ricca anche grazie a nuove figure emergenti, estranee alla vecchia nobiltà padovana.

In Spaciosum, immo speciosum palacium non troviamo solo notizie interessanti sulle origini del famoso Salone della Ragione, ma anche aneddoti di cronaca giudiziarialegati alle sue prerogative di Palazzo della Giustizia. Si sottolinea il valore del Palazzo, al punto da proporlo come set di un film sul medioevo padovano, in cui si intrecciano senza sosta splendori e miserie e piccole storie. Altri aneddoti evidenziano il valore delcastello dei Carraresi, oggetto di molte testimonianze nella sezione città di pietra, che in quegli anni assume la funzione di baluardo di difesa della città.

Mi ha particolarmente colpito l’importanza che la cultura di Padova ha avuto in Nord Italia: i podestà padovani l’hanno esportata nei luoghi in cui hanno svolto il loro incarico, influenzando così le scelte gestionali di molti importanti centri urbani.

La scrupolosa attenzione ai documenti e notevoli le note a margine dei testi: danno riferimenti precisi e stimolanti per approfondire la conoscenza del periodo storico. La vastissima Tabula memorialis testimonia l’ampio seguito che lo sfortunato scrittore aveva.

Urbs antiquissima et clara testimonia quanto Bortolami abbia risvegliato l’interesse per un periodo storico in cui la nostra città era molto dinamica, al punto da anticipare, sul piano culturale, temi ed aspetti dell’epoca rinascimentale.

Angelo Galato, volontario di Salvalarte

One Response to “Lo sguardo di Bortolami sulla Padova comunale”

  1. G. scrive:

    Bellissimo articolo.
    G.

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