Feed on
Posts
Comments

XV biennale architettura - VeneziaA più di tre mesi dall’inaugurazione della Biennale di Architettura, dopo averne letto i commenti di voci più o meno autorevoli, essersi confrontati con i colleghi e averla visitata personalmente varie volte, provo a sintetizzare e a fare il punto sui molti stimoli che ci ha offerto e sull’originalità delle riflessioni che ci ha suggerito.

Reporting from the Front è una Biennale insolita, dall’atteggiamento, in qualche modo, anti-intellettualistico, per niente compiacente e, proprio per questo, un po’ indigesta agli architetti. Una Biennale umana, che parla all’uomo e dell’uomo.

Negli spazi di Arsenale e Giardini si susseguono gli 88 progetti che, per volontà del curatore Alejandro Aravena, rispondono ad una serie di emergenze sintetizzate in una nuvola di parole chiave – “battle words” le ha chiamate il curatore: diseguaglianza, sostenibilità, traffico, spazzatura, criminalità, inquinamento, comunità, migrazioni, segregazione, disastri naturali, città informale, periferie, housing, qualità della vita.

E nonostante un certo inevitabile pessimismo legato a queste tematiche, non c’è traccia di negatività né di vittimismo.

Aravena ha deciso di mettere in mostra soluzioni, piccole e grandi, da spendere nell’immediato o nel lungo termine, con un atteggiamento estremamente pragmatico e positivo.

E con altrettanta chiarezza afferma che: «vorremmo ampliare la gamma delle tematiche cui ci si aspetta che l’architettura debba fornire delle risposte, aggiungendo alle dimensioni artistiche e culturali che già appartengono al nostro ambito, quelle sociali, politiche, economiche e ambientali».

L’approccio narcisistico e la ricerca concettuale pura (indagata a fondo due anni fa da Fundamentals di Rem Koolhaas) sono stati superati in favore di una reimpostazione della narrazione su architettura e spazio costruito, prendendo come punto di partenza l’attualità. E quindi largo a termini chiave legati alla coesistenza sociale come condivisione, adattamento, resilienza, comunità, collettivo, partecipazione, e termini legati al quotidiano attuale di molti fra noi: crisi economica, precariato, disoccupazione, resistenza, conflitto.

Chi è riuscito a sintetizzare efficacemente il tema, sfruttando i potenziali dell’architettura per cercare nuove e realistiche soluzioni alle più scottanti problematiche sociali, politiche, economiche ed ecologiche è l’Austria. Il suo padiglione è dedicato all’impegno della nazione nell’agire per l’accoglienza e l’integrazione dei migranti: “Places for People” espone una progettualità concreta, pensata per rispondere alle necessità di sistemazione dignitosa dei richiedenti asilo. I progetti di tre studi di architettura e design – Caramel Architects, EOOS e the next ENTERprise – espongono soluzioni reali, in parte già attuate, per trasformare palazzi per uffici e altre strutture in disuso in ambienti idonei all’abitare, testimoniando come la migrazione sia un dato di fatto dello scenario europeo del nostro futuro prossimo.

Reporting from the Front è, nelle intenzioni di chi l’ha concepita e curata, il sogno di un’architettura umana. Un’architettura e una progettazione urbana vista come un’infinita serie di battaglie che la società può e deve vincere.

N.B.: per l’ingresso dell’Arsenale, Aravena ha progettato una sala allestita esclusivamente con materiali di recupero dalla precedente Biennale, quella d’arte del 2015.

Paolo Simonetto, architetto

editoriale apparso sul numero 3 /2016 di AN (scarica qui l’intero numero)

pubblicato per gentile concessione della redazione di AN, Architetti Notizie, periodico edito dal Consiglio dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Padova – i corsivi e neretti sono di ecopolis

One Response to “Biennale umana”

  1. […] di apertura! Per una breve recensione della proposta di quest’anno rimandiamo all’articolo “Biennale Umana” pubblicato nella newsletter Ecopolis del 20 ottobre 2016 Tra le tante proposte presenti […]

Leave a Reply