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La sentenza del Consiglio di Stato del 2013 ha completato con successo la lunga opposizione di amministrazioni locali, comitati ed associazioni a questo progetto dannoso per la salute dei cittadini e per il territorio. Un’opposizione che ha detto no ai tralicci alti fino a 60 metri e chiesto fermamente l’interramento delle linee elettriche.

Il progetto di elettrodotto non esiste più da anni. Ciononostante a tutt’oggi nessuno si è preso cura di rimuovere le opere già realizzate: quei basamenti per i piloni che Terna voleva installare e che sono ora lasciati in stato di totale abbandono e degrado, privi di qualsivoglia protezione di sicurezza, in un’area molto frequentata dalla cittadinanza che dovrebbe invece essere oggetto di sempre maggior cura, attenzione e valorizzazione.

Come Legambiente ha già denunciato oltre un anno fa con un esposto alla magistratura, quei manufatti sono a tutti gli effetti abusivi ed è compito delle autorità competenti provvedere affinché tali abusi vengano eliminati e venga ripristinato lo stato originario dell’area.

Tanto più ora che queste opere risultano posizionate all’interno dell’alveo dell’Idrovia, così come prevista dal nuovo progetto preliminare, con cui sono assolutamente incompatibili. Sono quindi inutilizzabili!

Purtroppo, a distanza di tre anni, nulla si è mosso, con un indecente “scaricabarile”, un rimpallo di competenze fra istituzioni che ha prodotto l’immobilismo più totale e, ovviamente, la mancata rimozione dei manufatti.

Questa inaccettabile situazione ha costretto Legambiente ad inviare una diffida a tutti gli attori sul campo: i Ministeri delle Infrastrutture, dello Sviluppo economico, dell’Ambiente, e delle Attività culturali, la Regione Veneto ed i comuni di Saonara e Vigonovo.

Con i comuni interessati è in atto da sempre la piena collaborazione, e sappiamo che su nostra sollecitazione si sono già attivati presso Regione e Ministeri competenti, ma le loro istanze hanno incontrato un vero e proprio “muro di gomma” non ottenendo alcuna risposta concreta.

Ciò che appare ancor più scandaloso è che Terna, Regione Veneto ed i vari Ministeri, dopo aver imposto l’opera contro la volontà delle stesse amministrazioni locali, ora lascino ai comuni il compito di riparare da soli con enormi spese i danni subiti dal loro territorio.

Ma ora ognuno dovrà assumere le proprie responsabilità, i cittadini hanno aspettato fin troppo: le opere abusive vanno rimosse e quei luoghi devono esserci restituiti così com’erano!

E rimane inoltre fermo l’impegno unitario di cittadini, associazioni ed amministrazioni locali affinché la nostra Idrovia non debba subire in futuro altri assalti speculativi; se di elettrodotto si vorrà riparlare, non si tratterà più di tralicci alti 50/60 metri ma esclusivamente di linea a cavo interrato, nell’ambito di un progetto al passo con i tempi e con la giusta attenzione dovuta ad un’area così importante per la comunità.

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