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viale_codalunga_Legambiente_padovaLa stagione estiva, quella più favorevole alle concentrazioni di ozono, si è conclusa e la Legambiente traccia il consuntivo sulla presenza di questo inquinante nell’aria che respiriamo.

E’ stata una brutta estate per l’inquinamento da ozono.

Il valore per la protezione della salute umana dall’Ozono è stato superato per 40 giorni, certo meno dei 53 del  2015 ma più dei 31 giorni del 2014.

Va ricordato che per legge non possono essere più di 25 all’anno i giorni di superamento dellimite. Quello che però va sottolineato è che dal 2004 (cioè da quando Arpav fornisce i dati sul limite per la protezione umana), Padova ha sempre superato il limite annuale: in altre parole l’aria della nostra città è consecutivamente fuorilegge da 13 anni.

Per quanto riguarda le località monitorate dall’ARPAV in provincia  Este registra 36 giorni di sforamenti,  Santa Giustina in Colle 28, Cinto Euganeo 44.

Dall’inizio dell’anno ad oggi, se si considerano i 40 giorni di sforamento del limite per la protezione umana dall’ozono, e i 38 giorni di sforamento del limite giornaliero del Pm10 – polveri sottili (avvenuti in inverno e che in autunno puntualmente riprenderanno) totalizziamo 78 giorni di aria inquinata su 200. In pratica più di un 1 giorno su 3.

Ozono d’estate e Pm10 negli altri mesi ripropongono con forza, alla città ed all’Amministrazione, lo smog come grande problema ambientale e sanitario.

Gli interventi per diminuire il volume del traffico, fonte primaria dello smog, appaiono ancora ampiamente insufficienti. La ventilata proroga della pedonalizzazione del comparto piazze non è che una goccia nel mare, come pure il giusto, ma timido, rilancio del car sharing. E intanto via San Francesco rimane aperta al traffico, mentre la pioggia di multe ai ciclisti, che si spostano senza inquinare, di certo non aiuta: quando verrà fornita loro una viabilità sicura ed adeguata, in modo da incentivare i padovani a lasciare l’auto a casa ed inforcare la bici?

La cementificazione diffusa e le grandi inutili opere come lo stadio al Plebiscito, per di più senza un’adeguata pianificazione della mobilità alternativa all’auto, aumenteranno ancor più congestione, traffico e smog conseguente. Invece a Padova bisognerebbe diminuire di almeno un quarto i circa seicentomila spostamenti giornalieri di persone e merci su auto e furgoni.

Un modo per farlo sarebbe quello di intervenire per favorire il trasporto pubblico utilizzando metà dei 12 milioni annui provenienti delle multe degli autovelox, per implementare il servizio. Legambiente lo chiede da tempo: con quella cifra si pagherebbero circa due milioni di chilometri di corse in più, con una crescita del servizio del 33%.

Lucio Passi, portavoce Legambiente Padova

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