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porta a porta padovaSono ben 525, contro i 356 dello scorso anno, i comuni che producono meno di 75 chilogrammi annui per abitante di rifiuto secco indifferenziato (pari al 7% del totale nazionale), per una popolazione che sfiora i 3 milioni di cittadini. Risultati ottenuti con ricette diverse ma con un denominatore comune: la responsabilizzazione dei cittadini attraverso una raccolta domiciliare, una comunicazione efficace e con politiche anche tariffarie che premiano il cittadino virtuoso.

In testa alla classifica delle Regioni Rifiuti free, spicca il Veneto con 204 Comuni, soprattutto grazie al Bacino Priula di Treviso che può vantare, per i suoi 556mila abitanti, quasi l’83% di differenziata a fronte di poco più di 50 kg/abitante/anno di secco residuo a smaltimento. Tra i capoluoghi di Provincia, superano l’obiettivo, Treviso (58,6% RD) e Belluno (78,4% RD).

Padova non entra in classifica, ma i dati disponibili[1] per il primo quadrimestre 2016, indicano una % di raccolta differenziata (RD) pari al 53,4% grazie soprattutto al sistema di raccolta porta a porta nei quartieri delle cintura urbana che raccolgono il 68,3% dei rifiuti in maniera differenziata. Questo dato fa ben sperare, perché significa che la diffusione del sistema di raccolta domiciliare con i bidoni porta a porta nei quartieri che ancora mantengono il cassonetto stradale, può consentire a Padova di superare l’obiettivo di legge del 65% di RD.

Per continuare sul percorso iniziato da qualche anno, dal 3 giugno è partita la raccolta con sistema porta a porta anche nel quartiere di Brusegana – Chiesanuova – S. Ignazio; che chiude così la cintura dei quartieri periferici.

Il sistema di raccolta è quello consolidato negli altri quartieri, con lo svuotamento del bidoncino dell’umido 2 volte/settimana (3v d’estate), del secco 1volta/settimana e di carta e plastica/lattine alternati 1 volta /15 giorni, mentre il vetro viene svuotato 1 volta al mese. Per il conferimento basta esporre il bidone dalle 19 della sera prima del giorno di raccolta indicato nel calendario fornito alla cittadinanza.

Per risolvere i dubbi in merito a quale bidone conferire un particolare tipo di rifiuto, è a disposizione il “Rifiutologo” alla seguente pagina web http://www.gruppohera.it/clienti/casa/casa_servizio_ambiente/. Al medesimo indirizzo trovate il “Contatore di CO2” realizzato in collaborazione con Legambiente che consente di stimare quanta Anidride Carbonica (CO2), gas ad effetto serra, si risparmia all’ambiente con la propria raccolta differenziata e l’equivalente di alberi necessari ad assorbire la stessa quantità di CO2.

In questi giorni è in corso anche l’etichettatura dei bidoni domiciliari con un codice a barre individuale.

Legambiente auspica che a breve si possa quindi passare alla tariffazione puntuale (basata ad esempio sul numero di svuotamenti del secco) in modo da premiare chi mette maggior impegno nel mandare a recupero i rifiuti invece che a smaltimento. A dimostrazione della fattibilità di tale percorso citiamo Parma (al 73,5% di RD) che dal luglio 2015 ha attivato una tariffazione puntuale su tutta la città, incentivando i cittadini a un comportamento virtuoso e rispettoso dell’ambiente, con una riduzione del costo della bolletta.

Quella dei Comuni ricicloni e soprattutto dei quelli Rifiuti free è una rivoluzione e una riforma anti-spreco necessaria che fa bene al Paese, perché dimostra che l’economia circolare è già in parte in atto e che un’Italia libera dai rifiuti è un sogno realizzabile. Perché questo avvenga bisogna continuare anche a Padova con la sostituzione del sistema a cassonetti stradali con quello domiciliare porta a porta; solo così si potrà responsabilizzare tutti i Cittadini nella riduzione della produzione di rifiuti.

Devis Casetta, Legambiente Padova

[1] Fonte dati Ente di Bacino Padova 2

2 Responses to “Porta A Porta a Chiesanuova, il sistema più efficace per ridurre i rifiuti”

  1. Mario scrive:

    Tutto bello: lo aspettavamo da un pezzo. Ma qui a Padova 2000 (con grandi palazzi, molti uffici e quindi molte utenze) i bidoni sono ordinatamente allineati da oltre un mese in piazza e nessuno sa quando comincerà la raccolta. Non so da chi dipenda questo ritardo, ma non è decisamente l’”esposizione” dei bidoni colorati che ci interessa. Ciao, Mario

  2. Luca Luciani scrive:

    … fino a quando esisterà il rifiuto secco non riciclabile, “rifiuti free” sarà solo un mero slogan pubblicitario vuoto di senso reale e di verità. Chi ha iniziato questa riflessione con queste parole, il sottoscritto, è un cittadino la cui personale raccolta differenziata, pur abitando in un rione di Padova dove si svolge la raccolta attraverso i cassonetti stradali, sfiora o è del 100%: ovviamente considerando anche la parte, rigorosamente selezionata, che è stabilito debba essere considerata secco non riciclabile. Abitando da solo e operando in questo modo posso constatare ormai da anni quale sia la consistenza non marginale di questa parte dei rifiuti.
    Ho avuto poi un’altra recentissima e illuminante esperienza in relazione al secco non riciclabile. Negli ultimi mesi mi sono di nuovo dovuto recare a L’Aquila e ho alloggiato in una zona dove è stata attivata la raccolta differenziata attraverso una serie di bidoncini domiciliari. L’abitazione era abitata da cinque persone con differenti stili/necessità/condizioni di vita e, pur svolgendosi in casa una accuratissima raccolta differenziata, la porzione più ampia di rifiuti dopo la plastica, era per l’appunto quella del secco non riciclabile. Ne consegue che non posso che chiedermi cosa ce ne dovremmo fare di questi rifiuti? La mia risposta è che piuttosto che accumularli nelle discariche questi rifiuti possono e devono essere avviati alla termovalorizzazione rigorosamente controllata e trasparente.

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