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cittasostenibiliNel primo decennio degli anni 2000, per effetto delle leggi Tremonti e dei relativi sgravi fiscali, si è registrato un aumento di oltre 165 milioni di metri cubi destinati ad edilizia non residenziale e industriale, e di circa 150 milioni per l’edilizia residenziale.

Cifre completamente al di sopra del fabbisogno abitativo del Veneto, che hanno creato non pochi danni al territorio, distruggendo il paesaggio storico veneto e non solo: in particolare, la dispersione insediativa ha accentuato il rischio idraulico e la produzione di inquinanti, ha generato spreco energetico, danni alla salute e insostenibili costi per trasporti e servizi alla popolazione, costi che oggi incidono sulla stessa capacità competitiva delle imprese.

C’è allora bisogno di un nuovo modello di sviluppo territoriale. In primo luogo vi è però un problema d’ordine culturale, che impone di mettere nuovamente al centro del dibattito e dell’azione politica le questioni del governo del territorio e del paesaggio come bene comune.

Servono nuove metodologie per lo sviluppo urbanistico, che interessino in primo luogo il rapporto tra interventi a livello locale ed azioni territoriali più estese. Infatti, a fianco di politiche di recupero urbano, è necessaria una riorganizzazione più generale degli insediamenti, secondo il modello della città policentrica, ossia decentrando alcune importanti funzioni urbane, riunendo i nuclei abitativi in un certo numero di centri esterni e fornendoli di un efficiente sistema di trasporti collettivi.

Serve inoltre una rilettura delle aree verdi come punti focali di una “rete” che si sviluppi in tutto il tessuto urbano, non solo per finalità estetiche o progettuali, ma anche per gli importanti vantaggi che comportano: esse assorbono inquinamento atmosferico, riducono i livelli di rumore, e rallentano il deflusso delle acque piovane, oltre che mitigare le temperature esitve nelle città. In Italia fino ad ora ha dominato la pratica della “perequazione urbanistica”: il Comune riconosce nuove volumetrie edificabili nelle aree un tempo destinate al verde, in cambio della cessione gratuita ad esso di una quota delle aree interessate dai Piani Urbanistici Attuativi. La maggior parte dei Comuni si è però limitata a trasformare le aree verdi in aree di perequazione, delegando possibili progetti per esse ai privati, e frammentando così il panorama del verde nella città.

Accanto a questa nuova idea di città policentrica è necessario affiancare concrete proposte di riforma, ed è per questo che a Padova abbiamo aderito alla campagna nazionale di “Salviamo il paesaggio” contro il consumo di suolo, proponendo la costituzione di un Parco agro-paesaggistico metropolitano, esteso ai 18 Comuni costituenti la Comunità Metropolitana Padovana. Tra gli obiettivi del Parco riteniamo debba esserci la formazione di una rete ecologica, che sia in grado di connettere il territorio urbano al Parco dei Colli Euganei ed ai bacini idrografici del Brenta e del Bacchiglione. Sarà punto fondamentale del Parco la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio naturalistico, storico e culturale della regione, spingendo per una riorganizzazione sostenibile delle realtà agricole al suo interno, che ne evidenzi l’importanza come elemento costitutivo fondamentale del paesaggio.

Sergio Lironi – Presidente Onorario di Legambiente Padova. Sintesi a cura di Marco Perini – Redazione di Ecopolis

Per leggere l’articolo completo clicca qui.

One Response to “Città sostenibili, un nuovo modello”

  1. angelo ha detto:

    completamente d’accordo!

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