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pfas_acqua-inquinataE’ ufficiale: il sangue dei 507 monitorati presenta tracce di sostanze perfluoroalchiliche molto superiori al sangue dei soggetti residenti al di fuori delle zone contaminate.

Nel numero del 3 dicembre 2015 di ecopolis avevamo già pubblicato una sintesi qui di un articolo di Piergiorgio Boscagin, Presidente circolo Perla Blu Legambiente Cologna Veneta, sul grave inquinamento da PFAS delle falde acquifere nelle provincie di Vicenza, Verona e Padova.

Mercoledì scorso in Regione sono stati resi noti i dati parziali sul biomonitoraggio umano condotto dall’Istituto Superiore di Sanità a seguito della contaminazione da pfas (inquinamento scoperto nel marzo 2013 grazie allo studio dell’Istituto di Ricerca sulle Acque – CNR, ripreso nell’ottobre 2013 dal Servizio Prevenzione e Sviluppo Igiene e Sanità Pubblica, che riferiva della contaminazione nelle acque di 21 comuni veneti (vedi mappa), fra cui Barbona, Montagnana e Urbana nel padovano, cui seguì il monitoraggio di ARPAV del 2013-2015  nelle cui conclusioni si affermava che “sono state riscontrate criticità diffuse nei bacini Fratta Gorzone e Bacchiglione che risultano maggiormente interessati dal fenomeno” n.d.r.).

Come da noi ampiamente preventivato, il sangue dei cittadini testati ha presentato tracce di sostanze perfluoroalchiliche molto superiori al sangue dei soggetti residenti al di fuori delle zone contaminate (sono stati prelevati campioni in 507 residenti nei seguenti comuni: per l’area a rischio: Montecchio Maggiore, Lonigo, Brendola, Creazzo, Altavilla, Sovizzo, Sarego; per l’area di controllo: Mozzecane, Dueville, Carmignano, Fontaniva, Loreggia, Resana, Treviso, n.d.r.).

Da notare che, dall’indagine avviata dalla Regione Veneto, ancora mancano i dati relativi ai 120 soggetti probabilmente più esposti al problema, vale a dire gli operatori e i residenti di aziende zootecniche.

La situazione appare davvero critica e urge al più presto uno studio approfondito anche nelle altre zone del veronese e del padovano che, a tutt’oggi, risultano escluse dal biomonitoraggio. Infatti l’area colpita dall’inquinamento copre le province di Vicenza, Verona e Padova per 150 Kmq di superficie e una popolazione potenzialmente coinvolta di 300.000 abitanti. Per quanto riguarda l’acqua potabile, ad esempio, ben 30 comuni dell’area si sono già dotati di un oneroso sistema di filtrazione a carboni attivi.

Analogamente risulterebbe quanto mai urgente lo studio sulle matrici alimentari, che già nel campionamento fatto in precedenza presentava dati preoccupanti nel 10% dei campioni analizzati (a marzo ne abbiamo riferto su ecopolis qui).

E’ da ritenersi, quindi, assolutamente necessario adottare immediatamente misure straordinarie per la protezione delle fasce di popolazione più debole: bambini, donne in gravidanza e malati in generale.

Inoltre sarebbe fondamentale trovare al più presto fonti alternative per gli acquedotti inquinati (firma la petzione qui), visto che anche l’Istituto Superiore di Sanità individua, come causa principale della presenza di sostanze perfluoroalchiliche nel siero umano, l’uso  prolungato dell’acqua contaminata dalla presenza dei pfas.

Va quindi nella direzione da tutti auspicata l’annuncio dell’avvio di uno studio epidemiologico sulla popolazione esposta, così come le altre misure annunciate nel comunicato stampa della Regione Veneto.

Si ricorda poi, che un altro grave problema da dover necessariamente essere risolto, sarà quello relativo ai pozzi privati, nonché delle fonti di approvvigionamento dell’acqua per l’agricoltura.

Si chiede perciò con forza che la Regione Veneto si attivi, in tutte le sedi nazionali ed europee, per la ricerca di fondi a sostegno di tale settore primario, quello agricolo, così ora gravemente colpito.

Si ribadisce infine che chi ha provocato e permesso questo disastro ambientale e sanitario, debba essere perseguito in ogni sede sia penale che civile. Naturalmente Legambiente e Coordinamento Acqua Libera dai Pfas continueranno ad agire strenuamente in ogni sede, affinché questo avvenga.

Piergiorgio Boscagin, Legambiente e Coordinamento Acqua Libera dai Pfas

Legambiente e il Coordinamento Acqua Libera dai Pfas da febbraio scorso hanno promosso due petizioni con raccolta firme per la sostituzione dell’approviggionamento dalle fonti non inquinate (Acquedotti liberi da Pfas e Pfoa) e per la determinazione dei limiti ministeriali sulla presenza dei Pfas nelle acque di falda (Mettiamo un limite ai limiti). Firma qui on line.

Oppure scarica i moduli ed attivati nella raccolta firme (scarica qui quello su acquedotti liberi da Pfas e scarica qui quello per introdurre dei limiti di legge).

2 Responses to “PFAS e prelievi nel sangue: dati preoccupanti”

  1. Alessandro Sarretta ha detto:

    Buongiorno,
    una semplice correzione: il link al pdf per la raccolta firme su acquedotti liberi da Pfas contieneuno spazio in più alla fine che dà errore: il link corretto è il seguente: http://ecopolis.legambientepadova.it/wp-content/uploads/2016/03/MODULO-PETIZIONE_per-allaccio-acquedotti.pdf

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