Pioggia di ipermercati a Padova. Scaricabarile tra Regione e Comuni

nuovi_ipermercati_padovaLa recente proliferazione di nuovi ipermercati che interessa il territorio comunale padovano risulta essere l’opposto di quanto il sindaco Bitonci (ma anche del precedente sindaco Zanonato) aveva promesso in campagna elettorale.

Su questo pone per primo degli interrogativi Claudio Malfitano con l’ottimo articolo pubblicato sul Mattino il 31 marzo.

Ma, almeno per quanto riguarda la grande distribuzione, la principale accusa va rivolta alla Regione, che ha liberalizzato le medie strutture di vendita fino a 1500 mq ed ha rinunciato al suo dovere di governo del territorio a scala vasta(dovere istituzionale), demandando ai Sindaci il compito di individuare la localizzazione degli esercizi sopra i 1500 mq senza porre alcun limite al loro numero.

È l’effetto del combinato disposto della legge regionale sul commercio (n. 50/12) e del suo Regolamento di attuazione (n.1/13). I principi della legge sono buoni e condivisibili: la legge indica come obiettivo uno sviluppo delle attività commerciali compatibile con il buon governo del territorio e con la tutela dell’ambiente e del consumatore. Per far ciò, demanda al Regolamento di garantire la sostenibilità economica, sociale, territoriale ed ambientale del sistema commerciale, il risparmio di suolo, il rafforzamento del servizio di prossimità ed il pluralismo delle forme distributive. Andando però a vedere l’assetto finale della disciplina del commercio, si osserva che le norme di dettaglio della legge e gli indirizzi del Regolamento non assicurano il raggiungimento di tali obiettivi. Vi è un annacquamento della normativa che è la conseguenza delle pressioni esercitate dalle lobby economiche e dai comuni stessi.

In un mio articolo del 18 ottobre 2013 ho illustrato i pericoli in cui incorreva il territorio con l’approvazione del Regolamento della L.R. sul commercio. Denunciavo l’eliminazione delle tabelle che limitavano la disponibilità di superficie per le grandi strutture di vendita, nonostante nel decennio 2000-2010 vi fosse stato un dilagare di tali strutture.

Il sindaco di Padova, applicando integralmente la liberalizzazione operata dalla Regione, si è ben guardato dal porre mano alla rivisitazione del P.A.T. (Piano di Assetto del Territorio) in cui avrebbe potuto limitare il dilagare della grande distribuzione. Anzi, ha adottato una Variante al Piano degli Interventi in cui le grandi strutture di vendita possono essere insediate all’interno del centro storico senza dover sottostare ad alcun criterio di tutela del contesto urbano.

Si osserva una cosa bizzarra nella norma regionale: all’art. 10 la Regione riconosce il ruolo strategico del commercio al dettaglio per lo sviluppo economico e la crescita sociale del territorio; ma quando va a disciplinare la grande distribuzione, che (come più volte ribadito dalle associazioni di categoria) tende ad annichilire il commercio di vicinato, dispone che le grandi strutture di vendita siano assoggettate ad un contributo a favore del piccolo commercio solo se realizzate al di fuori dei centri storici. E le piccole botteghe del centro? Si arrangino.

Si favorisce insomma la grande distribuzione pensando che il Mercato sia sempre positivo ed in grado di autoregolamentarsi. Personalmente sono convinto che le regole vadano poste anche al Mercato, per tutelare i piccoli esercizi e garantire lo sviluppo equilibrato dell’economia. Inoltre, siamo sicuri che la grande distribuzione sia sempre un volano economico ed occupazionale? Un esempio per tutti è l’IKEA: ha prodotto vantaggi per il consumatore ed occupazione, ma anche un contraccolpo nel settore del mobile artigianale in termini di fabbriche chiuse e dipendenti che hanno perso il posto di lavoro. Forse il bilancio non è poi così positivo.

Vanno quindi reintrodotti i limiti alla superficie complessiva delle grandi strutture di vendita, rapportandoli ai canoni europei. Se non ci pensa la Regione siano i sindaci ad introdurli. Se non lo faranno si assumeranno la responsabilità dell’eccesso di ipermercati e del collasso del piccolo commercio, a cui conseguirà l’irrimediabile alterazione del tessuto connettivo delle nostre città.

Lorenzo Cabrelle – Legambiente Padova

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