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A meno di una settimana dal referendum sulla durata delle concessioni per le estrazioni di idrocarburi nei nostri mari, possiamo provare a trarre alcune considerazioni.

Il quorum è rimasto lontano, è vero, ma sicuramente la partecipazione non è stata irrisoria: considerando gli innumerevoli inviti all’astensione e il fatto che i principali Tg hanno parlato molto poco del referendum, il 32% di affluenza, benché lontano da quorum, è un risultato non da buttare, se consideriamo che alle scorse regionali votò poco più del 50% di aventi diritto.

Va sottolineato invece, anche come dato che ci interessa più da vicino, che Padova ha registrato un quorum del 42%, la sesta provincia in Italia per affluenza, e una percentuale di SI’ tra le più elevate nelle città del Nord, con l’86%.
Insomma, una sensibilità ambientale sopra la media e un consenso che ci aiuterà senz’altro a trasformare Padova in una città sostenibile, con più energie rinnovabili, meno smog, traffico e cementificazioni.

Non siamo pentiti di aver sostenuto il referendum sulle trivelle voluto da nove Regioni italiane, ovviamente accettiamo il risultato degli elettori, che ha trovato il quesito forse troppo tecnico, ma siamo convinti che il risultato del referendum sia stato in gran parte determinato dalle lobby che tentano di rimandare l’inevitabile: la transizione dal  modello energetico basato sui combustibili fossili a quello basato sulle energie rinnovabili.
Transizione già in atto poiché il prossimo 22 aprile i capi di Stato e di governo di 195 paesi firmeranno l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, che sancisce l’addio definitivo ai combustibili fossili entro pochi anni.

Purtroppo l’esito referendario costituirà per l’Italia un momentaneo stop che penalizzerà il nostro Paese mentre altri ci sorpasseranno in innovazione e tecnologia.

Noi ripartiremo dai 13 milioni di italiani e dai 55.000 padovani che hanno votato Sì (tecnicamente oggi il primo partito italiano), per portare avanti con ancor più determinazione la strada per un nuovo modello energetico e lo per lo sviluppo sostenibile del nostro Paese: quello basato sull’efficienza energetica e sulle energie rinnovabili, sulla green economy, su ricerca, innovazione e sulla valorizzazione delle vocazioni ambientali.
Ora serve una svolta politica che privilegi gli investimenti in questi settori. Noi la chiederemo dando voce a tutti coloro che si sono recati alle urne per chiedere un’Italia al passo coi tempi.

Lucio Passi – Legambiente Padova

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