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GameOver“Basta sprecare territorio” è il titolo del documento che Confartigianato- Confcommercio- Confindustria- Confcooperative hanno firmato giovedì 20 dicembre per chiamare la Regione Veneto e gli Enti locali a un confronto su un nuovo modo di rapportarsi col territorio.

E’ una rivoluzione di pensiero per queste organizzazioni. Si potrebbe dire che si chiudono le stalle quando ormai le vacche sono scappate. Ma meglio tardi che mai.

Ridurre il consumo di suolo sembra ormai anche una necessità economica, conseguenza della crisi del mercato delle vendite immobiliari. Tale blocco non dichiara la morte dell’edilizia ma ne sposta l’interesse sugli immobili esistenti al fine della loro riqualificazione.

La riqualificazione delle superfici già urbanizzate e la rivitalizzazione dei centri storici comportano modalità di intervento completamente diverse pur se complementari tra loro.

I centri storici sono stati violentati per permetter l’inserimento di attività commerciali, finanziarie, culturali. Sono stati trasformati in città dei balocchi, o salotti buoni in cui il falso nuovo copre il vero storico. Solo una attenta opera di pulizia e di sapiente ridisegno, con il bisturi e non con l’escavatore, potrà far riemergere i valori storici di questi ambienti urbani. Solo in questo senso essi vanno rivitalizzati.

Contemporaneamente le periferie sono cresciute su modelli speculativi, come zone industriali, commerciali, artigianali o come quartieri dormitorio svuotati di valori sociali e culturali. Queste zone rappresentano le vere aree fertili per il rinnovo, la riqualificazione e la rivitalizzazione.

La volontà dichiarata dalle organizzazioni economiche di rinnovamento “finalizzato a sostenere il riposizionamento economico del nostro territorio regionale su linee di crescita economica e di coesione sociale caratterizzato da valori e visioni diverse dal passato” necessita di un consenso sociale finalizzato ad un New Deal economico, a cui tutte le categorie concorrano e a cui la politica dovrà spianare la strada.

Così come nel dopoguerra venne varato il piano INA-Casa, oggi lo Stato, per far ripartire l’economia, deve pensare e guidare un piano per agevolare la riqualificazione dell’edilizia esistente che riguardi sia le caratteristiche energetiche ed ecologiche degli edifici sia l’ecologia umana dei quartieri e dei servizi utili alla vita sociale.

I piani urbanistici degli ultimi decenni sono stati sottomessi ad interessi speculativi, lontani dai bisogni reali dei fruitori del territorio. In una crisi di occupazione che non ha uguali dal dopoguerra è necessario perseguire il rinnovo attraverso un ampio consenso sociale e l’analisi dei bisogni delle nuove realtà sociali multiculturali, multietniche e religiose.

Nell’obiettivo di ridurre a zero il consumo del territorio, quel che ne rimane dovrà trovare una propria autonomia economica. Dovrà essere tutelato non solo in funzione della sua storia e della sua godibilità, ma anche della sua capacità di produzione, in quanto territorio agricolo in grado di generare ricchezza. Questo richiederà criteri nuovi di produzione e trasformazione e commercializzazione a chilometri zero e concorrerà alla tutela dei tanti edifici dispersi e abbandonati nel territorio.

Architetto Sergio Ventura. Riassunto a cura della redazione di Ecopolis

3 Responses to “Basta sprecare territorio”

  1. Adriano Menin scrive:

    Condivido in pieno. Aggiungo che occorre porre la questione con forza davanto alla politica e ai suoi esponenti. Vorrei sapere che cosa ne pensa, per esempio, l’attuale sindaco e giunta di Padova.

  2. Maurizio Ulliana scrive:

    Nell’articolo si richiama l’autonomia economica del territorio. Questo è uno degli aspetti fondamentali per far cambiare le politiche urbanistiche.

    ICI e IMU hanno distrutto il territorio, essendo le principali se non uniche leve fiscali del governo del territorio.

    Va eliminato il principio che il finanziamento dei comuni debba arrivare dalla tassazione degli immobili, altrimenti le amministrazioni locali continueranno a privilegiare lo sviluppo immobiliare.

    E’ l’IVA l’imposta sul valore aggiunto, cioè sul conumatore, che deve restare nel territorio, premiando cioè la sua capacità di generare valore aggiunto, a seconda delle proprie peculiarità.
    Le imposte su patrimonio e redditi immobiliari lasciamole nell’orbita della fiscalità generale nazionale.

    Ne guadagnerà il territorio, a discapito delle lobby locali del cemento e mattone.

  3. chiara rubin scrive:

    Condivido pienamente quanto leggo qui. Ma da cittadine di Selvazzano mi chiedo: tanto per cominciare, non si poteva fare qualcosa contro la strage di alberi compiuta in questi giorni nel mio Comune?

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