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sede_legambiente_sfratto_MagentaUno spazio subito utilizzabile al Centro Culturale San Gaetano sfitto da anni di circa 150mq.  L’ex sede del quartiere tre a Ponte di Brenta, due piani di circa 400 mq. L’ex sede di Informambiente, composta da 5 stanze di 50 metri quadri ciascuna e un open space di 90 [1].

Sono questi alcuni tra gli spazi sfitti di proprietà del Comune di Padova che potrebbero essere riqualificati e inseriti in un progetto di riuso o riuso temporaneo mobilitando le tante risorse del territorio. Non saremmo soli in questa sperimentazione: in tutta Italia questo tipo di progetti sono stati avviati da anni e con successo.

Pensiamo alla politica regionale di Bollenti Spiriti in Puglia. O all’esperienza del Comune di Milano che ha riattivato negli ultimi anni alcuni spazi in disuso assegnandoli a bando. Sono 22 gli spazi riutilizzati: uno è stato riservato ad una libreria, 137 mq, con canone ridotto del 40% rispetto a quello di mercato. Altri 13 spazi (a prezzi di mercato) sono stati riservati ad attività commerciali. Otto unità sono state invece riservate ad attività senza scopo di lucro e per progetti per la fasce più colpite dalla crisi, per un totale di 700 mq.

Quello che succede a Padova oggi è invece molto diverso: da un lato l’amministrazione aliena i propri immobili in maniera sempre più corposa ma lasciandoli di fatto vuoti per l’incapacità di prefigurare in quegli spazi processi di coinvolgimento e possibili utilizzi. Dall’altro e ancora più grave, mette in atto alcuni sfratti negli spazi già attivi e in concessione ad alcune realtà associative (come AltraAgricoltura Norest e Legambiente Padova) che stanno da anni offrendo servizi alla città.

Pensiamo al caso di Legambiente: una sede in piazza Caduti della Resistenza e via Magenta che assieme a tante altre (Punto Giovani Toselli, Anfass, Auser, ecc.) genera un circolo virtuoso di rigenerazione urbana dal basso. Una piazza che negli anni è diventata davvero “pubblica” in un quartiere dove i cittadini stranieri sono più del 13%, oltre il 45% dei residenti sono pensionati, mentre circa il 20% dei nuclei familiari ha un reddito di sola pensione o vive di sussidi. L’amministrazione negli anni ha sicuramente risparmiato, grazie al presidio costante e ai servizi offerti dalle realtà associative presenti, denaro e risorse umane per la risoluzione di potenziali conflitti sociali, mediazione di comunità, servizi di base. Anche la riqualificazione fisica della Piazza nasce da questo percorso di lungo periodo dove tutte le realtà presenti hanno avuto un ruolo importante.

Evidentemente tutto questo non conta: le politiche dell’assessorato al Patrimonio sono incapaci di vedere questa potenzialità o semplicemente non pensa siano un valore aggiunto. Si limita invece a vendere gli immobili di proprietà pubblica (comprese abitazioni mentre siamo in epoca di emergenza abitativa) e a generare ulteriori vuoti attraverso gli sfratti su spazi già in uso.

Ma non si stanno generando solo vuoti urbani: si stanno colpendo tutta una serie di energie che caratterizzano Padova come un luogo dove fertile per l’attivismo sociale, la cooperazione locale e il volontariato. Risorse che non sono convertibili in denaro, ma non lo sono nemmeno quegli spazi di proprietà pubblica che sono vuoti o lo diventeranno presto se l’assessorato non deciderà di cambiare rotta.

Vuoti urbani, affacciati in una piazza o meno, producono zone meno frequentate e quindi più pericolose, spazi bui e in degrado, luoghi da non attraversare. È davvero questo l’esito che l’assessorato al patrimonio vuole produrre in città?

Io farei due conti dei costi dal punto di vista economico e sociale che questo errore potrebbe generare. E farei lo stesso calcolo delle ricadute positive di una politica complessiva sul modello di Milano, lasciando diversi spazi accessibili gratuitamente a realtà no profit che ripagano la città con i servizi collettivi che producono. Io non avrei dubbi su cosa scegliere.

Elena Ostanel, Legambiente Padova

[1]Alcuni dati raccolti durante la mappatura degli spazi sfitti di proprietà comunale realizzata quando ero consigliere comunale.

2 Responses to “Il Patrimonio comunale abbandonato genera vuoti e sprechi”

  1. Lucio Passi ha detto:

    Bell’articolo. Condivido!

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