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Il recente, attento restauro della parte orientale del baluardo Santa Croce ha restituito al manufatto la sua visibilità; d’altra parte ha reso evidenti alcune situazioni problematiche che riguardano quel tratto di mura e che sono in attesa di una soluzione.

Adesso la metà orientale della struttura si presenta all’esterno completamente restaurata, ma senza eccessive ricostruzioni;
le cannoniere orientali (verso gli impianti sportivi del CUS) sono state aperte, come erano in origine. L’intervento dimostra con evidenza il valore paesaggistico che il sistema bastionato può assumere nel migliorare l’immagine della città, trasformando quello che oggi è spesso vissuto come uno “sfondo” sporco e degradato in un monumento da ammirare, soprattutto se immaginiamo i risultati del restauro estesi al resto del circuito.

A partire magari, proprio, da un intervento sull’altra metà del baluardo. L’ultimo intervento conservativo su quest’ultima risale al 1992: ciò comporta inevitabilmente disarmonia tra le due porzioni.
Vogliamo evidenziare due criticità da correggere affinché l’intervento di restauro sia veramente completo. Il primo caso riguarda l’edificio (di proprietà comunale) collocato sul terrapieno del baluardo, praticamente a strapiombo sul lato interno della piazza bassa orientale.

È una struttura nata, negli anni ’20 del Novecento, come casa del custode della ex scuola Camillo Aita (oggi ludoteca comunale Ambarabà). A differenza della ex scuola, assolutamente da conservare, tale edificio, di nessun pregio architettonico, sfigura in modo evidente il baluardo, sia nella visione dall’interno della piazza bassa (spesso usata per spettacoli teatrali, piccoli concerti e attività culturali), sia dall’esterno lungo via Giordano Bruno.

Dopo il restauro l’impatto dell’edificio è ancora più evidente; quindi, il Comitato Mura ne conferma la richiesta di eliminazione.
Il secondo problema ha origini molto più recenti e una risoluzione assai più semplice. Ci riferiamo alla recinzione collocata qualche anno fa proprio a pochi metri dal tratto su cui si è ora intervenuto. Essa fu posta per impedire di stazionare sotto le mura: a causa dello stato di conservazione precario della struttura, c’era il rischio che qualche frammento potesse cadere a terra. Un pericolo oggi completamente superato grazie al restauro delle murature appena concluso.

Anche l’impatto di questa lunga e continua barriera è evidente. Essa si colloca all’interno dell’area di fossa, lo spazio verde, completamente libero, che circondava le mura e che proprio sul lato orientale del baluardo Santa Croce è ancora in buona parte conservato. Una situazione analoga a quella di un’altra recinzione, quella installata poche settimane fa da un privato all’esterno del baluardo Moro I in via Sarpi: gli uffici tecnici comunali, su segnalazione della nostra associazione, ne hanno disposto la rimozione.

È opportuno ricordare come in altre città (per esempio Ferrara, Lucca e Bergamo), che hanno fatto o stanno facendo delle proprie mura rinascimentali un simbolo identitario e un possibile attrattore di flussi turistici, non vi siano ostacoli fino a sotto le cortine murarie, proprio per ammirarle nella loro imponenza.

Il recupero progressivo della percorribilità degli spazi delle mura è uno degli obiettivi più importanti del Piano per il Parco delle Mura predisposto dal Comitato Mura nel 2014 e fatto proprio dall’Amministrazione comunale.
Il Comitato Mura chiede pertanto la rimozione di questa recinzione.

Adriano Verdi – Comitato Mura di Padova

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