Brenta assaltata: fermiamo le ruspe. Serve una firma

L’acqua, la ghiaia e l’ambiente naturale della Brenta sono patrimonio comune ed è necessario un uso sostenibile delle risorse evitando speculazioni, interventi di devastazione e sprechi di denaro pubblico.

Oggi possiamo firmare perché ciò non avvenga, nonostante nei giorni scorsi siano iniziate le escavazioni.
Tre esposti sono già stati presentati dal Gruppo Ambiente Carmignano e dal Comitato Giù le Mani dal Brenta, ad agosto e novembre 2015 e lo scorso 25 febbraio, al Ministero dell’Ambiente, alla Regione e agli Enti regionali, provinciali e comunali che hanno competenza sui temi legati alla gestione/tutela del territorio e degli ambienti fluviali.

Gli esposti riguardavano in particolare due progetti:
1) Derivazione dalle falde del medio Brenta all’interno del più ampio Modello Strutturale degli Acquedotti del Veneto e Schema Acquedottistico del Veneto centrale; lo stralcio per il recupero del materiale a formazione dei rilevati in alveo, come progetto accessorio al precedente;

2) Ripristino della sezione di deflusso del fiume Brenta mediante asportazione di materiale e difesa spondale in sinistra idraulica nei pressi di via Casoni nei comuni di Cittadella, Carmignano di Brenta e Fontaniva (un progetto che fa parte dell’elenco degli interventi da realizzare con il sistema della compensazione previsti dalla Regione Veneto).

Una nota del Consorzio di Bonifica Brenta è pervenuta ai Comitati a dicembre 2015, ma anche altre associazioni si sono espresse con note e segnalazioni: tra le altre, la Società Botanica Italiana, il Centro Italiano Studi di Biologia Ambientale, l’Associazione Italiana Ittiologi Acque Dolci. (I segnali d’allarme, però, risalgono ancora più indietro nel tempo, come Ecopolis aveva già raccontato).
Ciononostante, le escavazioni sono cominciate nei giorni scorsi.

Incalcolabili danni all’ambiente e all’ecosistema fluviale sono la prevedibile conseguenza dei progetti in essere; l’evidente inutilità per la popolazione rende alcune delle opere in progetto uno spreco di denaro pubblico.

Gravi sono le inadempienze rispetto all’Accordo di Programma firmato dalle parti interessate nel 2012 e non trascurabili i vincoli che insistono sull’area, determinati dall’appartenenza a un SIC/ZPS, dal vigente PAT del Comune di Carmignano di Brenta e da altri strumenti e documenti pianificazione.

Con questa nuova raccolta di firme (possibile tramite la piattaforma Avaaz, oppure scaricando il modulo in pdf, oppure ancora contattando i promotori – Giuliano Basso giuliano@bassodesign.it) chiediamo che venga impedita la devastazione del fiume e del suo habitat derivante dall’escavazione all’interno dell’alveo di 100.000 metri cubi di materiale per la formazione dei rilevati e di altri 550.000 metri cubi di materiale (circa 6000+28000 camion) per il progetto di difesa spondale finanziato con il metodo della compensazione, una distruzione totale dell’habitat golenale per circa 2km con scavi fino a 4 metri.

Chiediamo l’eliminazione dei 5 pozzi previsti all’interno dell’alveo, che comportano l’escavazione nel fiume di 70.000 metri cubi di ghiaia, giudicati superflui e di cui si critica la realizzazione in alveo del fiume.

Chiediamo l’eliminazione di progetti delle Savanelle nel fiume (nelle costruzioni idrauliche, canale d’invito, di piccola sezione e forte pendenza, che si apre in corrispondenza della linea d’asse di un drizzagno – tratto di letto artificiale, scavato in modo da ottenere un accorciamento dell’alveo da costruire: la sezione definitiva del drizzagno si ottiene poi per allargamento e approfondimento della s., operato dalle acque per erosione nel fiume. Definizioni tratte da Dizionario Treccani), un vecchio trucco per reiterare l’escavazione; devastazioni di questo tipo sono state effettuate e documentate già nei primi anni 2000.

Chiediamo di non procedere all’aumento del prelievo di acqua dai pozzi da 1300 a 1750 l/s senza una verifica pubblica dei dati riguardanti lo stato delle falde acquifere e un’adeguata considerazione dei fenomeni di abbassamento della falda e di subsidenza derivante dai prelievi d’acqua a Camazzole.

Piuttosto, andrebbero finanziati efficaci sistemi di rimpinguamento della falda tra cui il Progetto Democrito, in parte già finanziato con 2.900.000 euro tutt’ora inutilizzati, che andrebbe speso entro il 2016.

Infine, chiediamo di disporre l’immediata chiusura dello sfioratore di Camazzole che consente l’immissione delle acque del fiume nel Bacino Giaretta in quanto l’utilizzo dell’area come cassa di espansione viene definitivamente escluso e di ricostruire con urgenza l’argine di difesa tra il fiume e il Bacino, subito a valle dello sfioratore, oramai quasi scomparso; in caso di piena il fiume può rompere in questo punto ed entrare nel bacino con rischi incalcolabili.

Per tutti questi motivi, il Ministero dell’Ambiente, la Regione e gli Enti che hanno competenze in merito dovrebbero rivedere l’Accordo di Programma relativo al Progetto 1 e sospendere il Progetto 2.

Gruppo Ambiente Carmignano, Comitato giù le mani dal Brenta
a cura di Annalisa Scarpa – Redazione di Ecopolis

3 thoughts on “Brenta assaltata: fermiamo le ruspe. Serve una firma

  1. Qui è importante il buon senso e la razionalità non il colore politico. Finora la politica assieme agli interessi privati ha fatto solo disastri a vantaggio di pochi e a danno di tanti con ripercussioni gravissime sull’ambiente e di riflesso sulla salute di tutti, uomini e animali.

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