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comune_padovaGentile sig. Marco,

con riferimento alla Sua mail si informa che le sintesi effettuate da Legambiente sono spesso parziali e fuorvianti, senza considerare i diritti requisiti dei cittadini rispetto alle previsioni urbanistiche vigenti. Si ritiene comunque in sintesi di precisare che:

1) la variante al Piano degli Interventi non può modificare il Piano di Assetto del Territorio, ma solo darne attuazione, in ogni caso la potenzialità;

2) le previsioni urbanistiche vigenti indicano l’area come zona di perequazione che a fronte di una edificabilità di 0,25 mc./mq. viene ceduto al Comune il 70% dell’area;

3) le aree cedute al Comune sono per la realizzazione dei servizi che si rendano necessari e quindi non solamente per il verde pubblico;

4) la realizzazione del Parco Agro Paesaggistico non è preclusa dalla variante, e potrà essere prevista come strumento di gestione delle aree agricole già così classificate dal Piano degli Interventi.

Ritenendo di essere stato esaustivo nelle risposte, colgo l’occasione per porgerLe cordiali saluti.

Capo Settore ad Interim Urbanistica e Servizi Catastali Comune di Padova

(n.d.r.: i grassetti sono di ecopolis; la comunicazione mail risale a 4 settimane fa ed è stata indirizzata ad un cittadino che chiedeva approfondimenti a partire da un articolo di ecopolis sulla Variante al P.I.. Inviata per conoscenza anche agli assessori all’Ediliza e Verde e all’Ambiente)

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Buongiorno sig. Marco,

innanzitutto grazie di essere uno dei lettori di ecopolis e di avere chiesto chiarimenti al comune sul consumo di suolo denunciato nella newsletter ecopolis a partire da qui. E’ molto importante che i cittadini facciano sentire la loro voce sugli aspetti urbanistici ed edilizi che contestiamo e che ne chiedano conto all’amministrazione comunale.

Il capo settore all’urbanistica definisce le sintesi di Legambiente parziali e fuorvianti; vorremmo che fosse più esplicito, indicando dove siamo parziali e, soprattutto, dove siamo fuorvianti.

Tutte le nostre osservazioni sono puntuali e circostanziate; siamo quindi in grado di sostenerle in un contradditorio con il Comune, se solo fosse disponibile a farlo. Martedì scorso lo abbiamo invitato ad un confronto pubblico, ma la sedia del Sindaco e del Capo Settore Urbanistica sono rimaste desolatamente vuote.

L’errore fondamentale del P.A.T. è il suo indifendibile sovradimensionamento.

Infatti, prima ancora della Variante, è il Piano degli Interventi vigente, nient’altro che il vecchio P.R.G. coerente con il P.A.T., ad essere incongruo rispetto alle attuali esigenze della città. Sono più di 2,6 milioni i metri cubi che possono essere realizzati per rispondere ad un incremento di popolazione, nel decennio, di + 13.442 abitanti.

Ma come risulta dalle statistiche comunali, il trend demografico negli ultimi 6 anni, è stato negativo (-2.364 unità); si evince (senza essere parziali) che già i 2,6 milioni di mc residui del vecchio P.R.G. sono uno sproposito (senza considerare che il patrimonio edilizio inutilizzato nel comune è assai elevato, stimabile in più di 8.000 unità immobiliari).

Quindi, l’attuazione del vigente Piano degli Interventi (precedente alla Variante) produce già di per sé un ingiustificato consumo di suolo.

Per questo, nelle osservazioni al Documento Preliminare della Variante al Piano degli interventi, nel giugno 2015 Legambiente aveva chiesto che la Variante fosse più coraggiosa ed andasse a rivedere il dimensionamento del P.A.T. Contrariamente a quanto dice il Capo Settore, una Variante al Piano degli interventi può benissimo essere in variante anche al P.A.T., dovrà solo seguire l’iter previsto dalla legge regionale. Avrà il vantaggio di bloccare tutti gli interventi previsti dal vecchio P.R.G. che si pongono in contrasto con la Variante. Non farlo è stato una scelta.

Per quanto riguarda, poi, i cosiddetti diritti acquisiti, si ribadisce che il diritto si forma solo in presenza di un atto formale del Comune (permesso di costruire o convenzione relativa ad un Piano Urbanistico Attuativo o ad un Accordo Pubblico Privato), per cui la nuova Variante non potrà incidere sulle aree oggetto di questi atti, ma su tutte le altre potrà intervenire, annullando, con congrua motivazione, le previsioni edificatorie.

A luglio 2015 il Comune non ha accolto la nostra osservazione preliminare. Ha voluto confermare una Variante limitata al solo Piano degli Interventi (adottata in Consiglio a novembre 2015). A questo punto (febbraio 2016) Legambiente ed Italia Nostra hanno presentato una serie di osservazioni, denunciando il danno urbanistico in termini di consumo di suolo; ed hanno chiesto di correggere i molti aspetti negativi, novità introdotte dalla Variante.

Tra questi, con riferimento alla disciplina delle aree di perequazione integrata ed ambientale, va sottolineata la modifica relativa all’utilizzazione delle aree da cedere al comune.

E’ ben vero, come dice l’arch. Fabris, che tali aree sono destinate per la realizzazione dei servizi e non solo a verde pubblico, ma mentre prima le attrezzature pubbliche potevano occupare non più del 25% della superficie in cessione, con la variante non vi è alcun limite di copertura, per cui, per assurdo, tutta la superficie in cessione potrebbe essere edificata con destinazione a servizi e ad edilizia residenziale pubblica, ma anche per attuare i crediti edilizi, cioè per trasferire volumi residenziali privati.

Altra modifica che abbiamo contestato è l’eliminazione dello stralcio minimo di intervento all’interno delle aree di perequazione integrata.

Attualmente lo stralcio minimo d’intervento non può essere inferiore al 75% della Superficie di perequazione, al fine di garantire l’unitarietà e l’omogeneità delle aree da cedere al comune per la formazione dei parchi urbani. Con la Variante si potrà invece procedere con stralci minimi di 20.000 mq e con un Piano Guida, presentato dal primo proponente, che non essendo vincolante per i successivi interventi rischia di compromettere l’unitarietà dell’area da cedere.

Per quanto riguarda infine il Parco Agro Paesaggistico, il fatto che non sia disciplinato dalla Variante la dice lunga sulla reale volontà dell’amministrazione comunale a renderlo operativo in tempi stretti. La Variante non lo preclude, certo, ma chissà se e quando verrà mai avviato; nel frattempo la zona agricola e le aree inedificate continueranno ad essere minacciate dalla speculazione edilizia.

Confidando di averle fornito utili indicazioni, le inviamo cordiali saluti

Legambiente Padova

Qui sono reperibili le osservazioni presentate alla Variante da Legambiente e Italia Nostra. Al Capo settore Urbanistica offrimo come sempre la possibilità di inviarci una nota che verrà sicuramente pubblicata

One Response to “Il Capo Settore Urbanistica risponde”

  1. Claudia ha detto:

    Confesso che “diritti requisiti” mi mancava. Che ignoranza. La mia, s’intende!

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