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a tempo debitoE voi, li passereste 5 mesi in carcere? Forse, A tempo debito.

E’ il documentario italiano più premiato del 2015, una produzione indipendente realizzata dentro la Casa Circondariale di Padova. Christian Cinetto (regista) e Marta Ridolfi (produttrice di Jengafilm) raccontano l’esperienza di A tempo debito, al cinema Marconi di Piove di Sacco il prossimo 19 febbraio.

Marta comincia a parlarmi di A tempo debito scherzando sul fatto che ha avuto un impatto ambientale bassissimo: “E’ un film a location unica… Girando in carcere non hai molte trasferte da organizzare…”

La prima cosa che Christian sente il bisogno di chiarire è la differenza tra una Casa Circondariale e un istituto penale “definitivo”, come lo chiama Marta.

“In una casa circondariale si trovano tutti coloro che sono in attesa di giudizio e non possono beneficiare di forme alternative alla detenzione e tutti coloro che devono scontare pene definitive o residui per meno di 5 anni. Chi è in attesa di giudizio non può stare in carcere per più di tre mesi.

Qualsiasi approfondimento cinematografico è, di solito, dedicato agli ospiti di istituti penali. Quelli delle case circondariali sono trascurati, perché sono di passaggio. E’ come essere sempre in emergenza: i detenuti stessi fanno fatica a conoscersi.

Oltre l’80% sono stranieri, molto giovani, 20-22 anni: ci sono molte storie di immigrazione… Per un tunisino è facile arrivare in Italia, i nigeriani hanno attraversato l’inferno. Qualcuno in Italia lavorava, ma aveva appena i soldi per sopravvivere e voleva qualcosa di più. Qualcuno semplicemente ha iniziato a drogarsi a 15 anni e non è riuscito a uscirne…”

Sembra il terreno ideale per le associazioni…

“Invece no, perché quello delle carceri non è un tema che sia particolarmente sentito dalla comunità. Padova è particolare perché ha il carcere penale che è molto grande e ha consolidato un rapporto con le associazioni, creando però anche un’isola felice che è una situazione completamente diversa dalla Casa Circondariale.

Statistiche dimostrano che è un rientro per la società intera fare progetti all’interno del carcere e costa meno finanziare queste attività che costruire nuove carceri, ma la politica e l’opinione pubblica non vogliono accettarlo. I toni si sono così esasperati che quelli che sono in carcere, che sono gli ultimi degli ultimi, diventano il bersaglio. Abbiamo fatto un film su di loro ma non volevamo parlare dei crimini, così, alla fine del film, pensi di aver davanti delle persone: molti ci hanno detto che durante il film si dimentica che sono in carcere.

E io come persona che rapporti e che giudizi, che pregiudizi ho con questo mondo? C’è una parte di noi che vorrebbe una scorciatoia, sapere chi è nel giusto chi nel torto e dire: “Io non ho tempo di occuparmi di te. “Un concetto base difficilissimo da scardinare”.

La società dovrebbe aprirsi maggiormente al carcere…

“Domenico Cucinotta, il responsabile dell’area educativa, lavora là da 20 anni, dice che prima il territorio era molto disponibile ad aprirsi, ma era il carcere a essere più chiuso. Quando il carcere ha cominciato ad aprirsi, la situazione era cambiata, anche per la crisi”.

Ma quindi dove avete trovato i fondi necessari?

“Persone singole e possibili grossi finanziatori ci hanno negato supporto per questioni di marketing o ideologiche. Abbiamo utilizzato il crowdfunding, che da un punto di vista economico non è andato bene: cercavamo diecimila euro, ne abbiamo avuti due, ma questo ha creato una comunità. Abbiamo scoperto che il crowdfunding non era solo un modo per finanziarci, ma anche per far conoscere il progetto. Adesso abbiamo intenzione di entrare in MovieDay e nella distribuzione dal basso, contattando i cineforum ecc.”

Gli argomenti continuano a venire fuori spontaneamente anche se Marta continua a ripetermi che è un’esperienza così forte è difficile da raccontare: il film bisogna vederlo. La prossima occasione ci sarà venerdì 12 febbraio 2016, ore 21, Cinema Marconi a Piove di Sacco (vai all’evento su facebook), poi il 19 a Cittadella. Visto che è il documentario italiano più premiato del 2015, il tour sarà di certo ancora molto lungo…

intervista a Christian Cinetto e Marta Ridolfi

a cura di Annalisa Scarpa, redazione di ecopolis

ps: qui è possibile scaricare l’intervista nella versione lunga

2 Responses to “In carcere? A tempo debito”

  1. Marta scrive:

    Carissimi! La proiezione al cinema Marconi sarà il 12 Febbraio e non il 19. :)

  2. […] che ha partecipato all’iniziativa l’ha descritta così: “Parlando con Christian e Marta di Jengafilm avevo già scoperto che il carcere può essere un'opportunità, oltre che un distacco, ma la vita […]

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