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Foresta finlandeseFinlandia, anni ’80, una sera d’estate. Un giornalista e un fotografo, tornando dal lavoro in auto, urtano accidentalmente un leprotto. Il giornalista scende dalla macchina per verificare che cosa è successo all’animale ferito e si addentra nella foresta. Ritrova la lepre, le presta i primi soccorsi, ma, nonostante i richiami del suo compagno di viaggio, non torna più indietro.

Da questo momento il giornalista Kaarlo Vatanen rompe i ponti col passato, abbandonando il lavoro, i colleghi, la famiglia, la casa, la città e gli amici; d’ora in poi vaga senza fretta, attraverso i villaggi e le foreste della Finlandia, riassaporando una libertà dimenticata e imbattendosi in numerose avventure.

La lepre è sempre al suo fianco, di volta in volta, piccolo essere fragile e delicato da curare, da nutrire e da proteggere, amica fedele e paziente, guida dall’istinto infallibile e/o indispensabile talismano.

Da che cosa, in realtà, sta scappando Vatanen ? Da un matrimonio infelice, da una moglie prepotente ed egoista, da una pratica giornalistica che non è più informazione e denuncia di problemi sociali, ma è solo stesura di articoli in grado di solleticare la curiosità dei lettori, secondo le direttive del marketing. Vatanen sta sfuggendo da una vita che lo ha deluso e lo ha stancato fino alla nausea.

La pagina iniziale del romanzo descrive magistralmente lo stato d’animo dei due viaggiatori all’inizio del racconto. Sono disillusi, rassegnati e cinici, ormai adagiati su una vita quotidiana, fatta di grigiore, di compromessi e di problemi. Non prestano la minima attenzione alla bellezza del crepuscolo; infatti, annota l’autore: “Ostinatamente chiusi in sé stessi, attraversavano lo splendore di quella sera estiva immersi nei loro pensieri, la testa tra le spalle, senza nemmeno accorgersi di quanto vi fosse di squallido in quel loro correre. Viaggiavano indifferenti, stanchi.”

Vatanen, in viaggio con la sua lepre nella foresta, non è più indifferente, anzi spalanca gli occhi sulla bellezza maestosa e selvaggia del paesaggio finlandese, sugli animali e sulle persone che incontra. La vita nei boschi, pur non priva di pericoli, rinvigorisce Vatanen, la lotta per la sopravvivenza lo costringe a far uso delle sue migliori risorse. È disarmato, invece, di fronte alla ottusità della burocrazia, alla superficialità, all’arroganza e ai pregiudizi degli uomini. Gli episodi in cui è coinvolto sono pervasi da uno spirito avventuroso, picaresco e ironico, sino a sconfinare nel paradosso e nel surreale. Uno dei motivi ricorrenti è una critica sotterranea – ma non troppo – a uomini che spadroneggiano nella foresta grazie ai loro potenti mezzi tecnologici: una volta, privati di questi strumenti, rimangono a terra, inermi e bisognosi di aiuto, più fragili degli animali stessi.

Alla fine del racconto, Vatanen è in fuga da una prigione, in cui era stato rinchiuso dopo aver superato il confine con l’Unione Sovietica per inseguire un orso. Sono con lui la lepre e una giovane, bella donna che ha portato l’amore nella sua vita. Con il suo indomabile bisogno di libertà, Vatanen dimostra che è possibile guardare alla realtà con occhi nuovi e ricominciare sempre da capo l’avventura dell’esistenza. All’inizio di quest’anno auguriamo a tutti voi di affrontare la vita quotidiana, con uno sguardo allenato a cogliere la bellezza e la ricchezza nella natura che ci circonda e nelle persone che incontriamo, al di là di problemi e di difficoltà.

recensione a cura di Silvia Rampazzo, redazione di ecopolis

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