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monselice_rocca_brunoroSono passati quasi nove anni da quando il comitato Lasciateci respirare, il comitato Difesa Colli Euganei e Italia Nostra hanno lanciato un appello contro una serie di progetti, presentati dalla Direzione Lavori Pubblici della Regione, che andavano ad interessare in modo invasivo e pericoloso il colle della Rocca di Monselice.

Oggi – vista l’inerzia pubblica – dal Comitato Lasciateci respirare arriva un articolato progetto culturale, di salavaguardia e valorizzazione, che comprende anche il superamento di barriere architettoniche.

Nove anni fa in particolare venivano contestati la realizzazione di una torre di accesso al Mastio federiciano e l’escavazione all’interno della roccia di un ascensore per accedere alla parte sommitale del colle.

L’appello invitava la Regione a desistere da quegli interventi, peraltro di dubbia legittimità, ed a confrontarsi con gli abitanti per la realizzazione di un progetto che non puntasse ad un turismo di massa “mordi e fuggi” – che spesso reca più danni che benefici – ma promuovesse la valorizzazione delle emergenze culturali del colle nel rispetto dell’ambiente e del paesaggio.

Come sovente accade è prevalsa l’arroganza della politica che, senza alcun ripensamento, ha permesso l’inizio dei lavori. Non c’è voluto molto perché la magistratura, a seguito di vari esposti, contestasse la legittimità delle opere e sequestrasse il cantiere. Ora il processo penale si è chiuso ma resta un contenzioso fra Regione e la ditta appaltatrice, che impedisce la ripresa dei lavori con il rischio di perdere il finanziamento di 5,4 milioni di ex fondi FAS ottenuti dalla Regione.

Giunge opportuna quindi la presentazione, avvenuta in questi giorni da parte di un gruppo di lavoro coordinato da Christianne Bergamin, Paolo Frizzarin e Claudio Del Padrone, con la collaborazione di Gianni Sandon, Francesco Miazzi, Leandro Belluco, Giangi Corsi e Alberto Sguotti (i primi due tra i firmatari dell’appello citato all’inizio), di un elaborato (clicca qui per visionare le numerose tavole) corredato da un video (clicca qui per il video dell’arch. Alberto Sguotti), che illustra una nuova visione del recupero del Colle della Rocca di Monselice da sostituire a quella contestata.

Si tratta in sostanza di quel progetto culturale, chiesto fin dal primo momento alla Regione, che non è stato preso in considerazione dall’allora governatore del Veneto Giancarlo Galan.

Vengono proposti una serie di percorsi di interesse storico-monumentale-devozionale e di interesse naturalistico ed archeologico che si raccordano e si intersecano, recuperando vecchi sentieri abbandonati e realizzandone di nuovi, e che consentono di apprezzare tutti gli aspetti del Colle di Monselice.

Il percorso circolare (Anello della Rocca) inizia da via del Santuario, una via monumentale che tocca in successione Ca’ Marcello, la barocca villa Nani, il romanico Duomo Vecchio, si allarga nella settecentesca terrazza detta La Rotonda, passa la Porta Romana e prosegue col santuario delle Sette Chiesette fino ad arrivare a villa Duodo ed all’esedra di S. Francesco. Gianni Sandon ci ricorda come Toni Cibotto, scrittore e testimone della cultura veneta, ha definito via del Santuario: “una delle strade più belle esistenti in regione, forse la più suggestiva dopo il Canal Grande” . Da villa Duodo il percorso scende lungo la scalinata e le mura di S. Martino fino al parco di San Tomio, prosegue nel bosco fino a raggiungere la chiesa di San Tommaso e, girando attorno al colle, si innesta sul percorso della cava che chiude l’anello.

All’Anello della Rocca si aggiungono due percorsi tematici: il percorso delle Chiese che partendo da San Tommaso tocca San Martino, Santo Stefano, il complesso di S. Paolo, Santa Giustina, le già citate Sette Chiese e termina a San Giorgio ed il Percorso della Pietra che, riprendendo elementi della passata storia locale legata all’estrazione della trachite, mette in connessione la cava con la riva del canale Bisatto, dove il materiale veniva imbarcato, e recupera le gallerie di scavo come spazi museali dell’attività degli scalpellini.

Infine il superamento della barriera architettonica, rappresentata dalla scalinata di accesso al sentiero sommitale della Rocca (26 metri di dislivello), viene risolto con un elevatore a cremagliera, assai meno impattante e costoso dell’ascensore scavato nella roccia, o in alternativa con un servizio di piccoli veicoli a motore che potrebbero utilizzare l’esistente serpentina realizzata in occasione degli incompiuti lavori su casa Bernardini. Il progetto comprende anche il recupero del complesso di Ca’Emo con la destinazione ad uso pubblico di alcune sue parti, in particolare la cappella ed il giardino retrostante che sale sul colle.

Si tratta di un contributo di giuste idee per un corretto recupero del Colle della Rocca di Monselice. Contributo che sarebbe già stato disponibile nove anni fa se la Regione avesse accolto l’appello dei comitati. Ma si sa, la partecipazione è cosa invisa ai nostri politici che preferiscono seguire la tradizionale prassi dei progetti calati dall’alto e dei successivi contenziosi infiniti. Tanto, paga Pantalone!

Lorenzo Cabrelle – Legambiente Padova

 

 

 

 

One Response to “Idee giuste per il recupero della Rocca di Monselice”

  1. Gianni ha detto:

    Bel progetto. E da fonte degna.
    G.

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