Sicurezza idraulica e comuni scoordinati

La sicurezza di poter vivere sereni in un territorio, di abitarci e lavorarci, è un valore primario per ogni cittadino. Il territorio, il paesaggio e l’ambiente sono beni comuni e la messa in sicurezza dal rischio idrogeologico costituisce un diritto primario. Dunque, uno dei compiti principali di chi governa lo Stato e le Regioni è quello di garantire, con opere straordinarie e con il monitoraggio e la manutenzione continui, tale sicurezza.”

Questo è l’incipit del documento programmatico che il Coordinamento Comitati Brenta Bacchiglione ha ribadito il 28 settembre a Villatora di Saonara, indicando i seguenti obiettivi:

– il completamento dell’idrovia come opera prioritaria ed assolutamente urgente;

– l’abbandono della Camionabile e della Bovolentana, opere collegate al GRAP (Grande Raccordo Anulare di Padova) non necessarie e dannose per l’integrità del territorio che attraversano;

– il consolidamento e la manutenzione straordinaria degli argini fluviali e canalizi;

– l’auto coordinamento dei sindaci dei territori soggetti a rischio idraulico, per l’attuazione dei citati interventi e dei già progettati bacini di contenimento a monte.

Il Coordinamento Comitati Brenta Bacchiglione è un organismo che mira a promuovere dal basso un’azione comune per la salvaguardia delle aree soggette a rischio idraulico del corso inferiore dei due fiumi. Attualmente tale organismo rappresenta sette comitati di sette diversi comuni padovani ed i comitati della riviera del Brenta e del Miranese.

Se il coordinamento tra i comitati sta dando buoni frutti e si pone come punto di riferimento per i cittadini che intendono organizzarsi per partecipare attivamente alla difesa del proprio territorio, non ugualmente sembra avvenire da parte delle amministrazioni comunali.

Schierati decisamente a favore dell’idrovia sono solo Saonara e Vigonovo, altri comuni hanno manifestato interesse al completamento del canale, senza però prendere decisioni. Più successo, invece, sta avendo la proposta di chiedere al Presidente della Regione di indire una Conferenza dei Servizi (più appropriatamente Conferenza dei Sindaci), per discutere la migliore scelta strategica per la sicurezza idraulica del territorio, sulla base dello studio di fattibilità dell’idrovia.

Questa richiesta è già stata formalmente deliberata dai comuni di Saonara, Vigonovo, Veggiano, Ponte S. Nicolò, Bovolenta e Abano. Anche Mira, che è decisamente contraria alla camionabile ma ha qualche perplessità sull’idrovia, sembra avere deciso di sottoscrivere l’appello e probabilmente trascinerà con sé anche Dolo. Solo Vigonza ha rifiutato di aderire, mentre altri comuni del veneziano ci stanno pensando.

È evidente che se ci fosse un coordinamento tra i comuni, alla stregua di quello che opera per i comitati, i risultati sarebbero più incoraggiati. Un fronte comune degli enti locali, in una materia come quella della difesa idraulica del territorio, non potrebbe essere sottovalutato dalla Regione.

Lo studio di fattibilità dell’idrovia, che dovrebbe essere alla base della Conferenza dei Sindaci, è stato appaltato dalla Regione lo scorso aprile, con una spesa di 160.000 euro, per verificare la convenienza economica del completamento di quell’opera. Il completamento è previsto nella classe Va di navigazione, al fine di garantire, con una portata di almeno 450 mc/sec, la funzione di scolmatore delle acque di piena del Brenta e del Bacchiglione, in aggiunta a quella trasportistica iniziale. Il termine di consegna dello studio, che doveva indirettamente verificare anche la compatibilità della camionabile con l’idrovia, è scaduto a settembre.

È tempo quindi che i comuni, non in ordine sparso ma coordinati tra loro, chiedano a Zaia di essere convocati per definire congiuntamente, sulla base delle risultanze del citato studio di fattibilità, le scelte strategiche più opportune per la salvaguardia dei loro territori.

Lorenzo Cabrelle – Legambiente Padova

Legambiente aiuta il “porta a porta”

Dal 22 ottobre i residenti di Ponte di Brenta, Torre, Pontevigodarzere e Isola di Torre riceveranno da Acegas-Aps i bidoncini per passare alla raccolta differenziata “porta a porta”, che inizierà operativamente il 19 novembre. Da quel giorno spariranno campane e cassonetti di strada e partirà il ritiro domiciliare dei rifiuti divisi in casa.

In accordo con Comune e AcegasAPS, Legambiente aiuterà il decollo del porta a porta. Da Lunedì 22 ottobre e fino a Sabato 17 novembre, istituiràtutti i giorni punti informativi sul “porta a porta”, situati presso i punti più frequentati dei vari rioni (scarica qui il calendario degli infopoint). Qui gli operatori dell’Associazione sono a disposizione dei cittadini per spiegare il nuovo metodo, nonché per mostrare come si fa concretamente la divisione dei rifiuti nei nuovi bidoncini domestici.

Risparmio di energia, materie prime, e gas che modificano il clima

Aumentare la raccolta e il riciclaggio dei rifiuti è indispensabile per vivere secondo uno stile di vita più rispettoso dell’ambiente. Le risorse della Terra non sono infinite e, se non si inverte la tendenza al consumo e allo spreco, diventeranno sempre più scarse e costose, ed alcune si esauriranno. Inoltre, riciclare i rifiuti significa risparmiare moltissima energia e materie prime, e di conseguenza diminuire l’emissione dei gas come la CO2, (anidride carbonica) cosa fondamentale per combattere l’effetto serra e i cambiamenti climatici.

La situazione a Padova

A Padova la raccolta differenziata dei rifiuti è circa al 43%, un discreto risultato paragonato ad altri capoluoghi sopra i 150.000 abitanti. Ma è molto lontana dai tanti comuni della provincia, molti dei quali arrivano al 70-75%, e dal 65% che per legge dovrebbe raggiungere entro il 2012. C’è poi un problema: ed è la terza linea dell’inceneritore di San Lazzaro. Con il nuovo bruciatore, l’impianto è passato da una capacità di incenerimento di 220 tonnellate al giorno a 520 tonnellate al giorno.

Il rischio infatti è che gli inceneritori blocchino la crescita della raccolta differenziata, o che attirino rifiuti da fuori provincia o fuori regione.

Va ricordato che la combustione di rifiuti potenzialmente produce composti tossici che possono rappresentare un grande rischio per la salute di tutti. La raccolta differenziata, al contrario, non presenta effetti collaterali.

 Più raccolta differenziata per chiudere gli inceneritori

L’inceneritore serve anche la provincia di Padova, naturalmente. Se la raccolta differenziata raggiungesse il 63% a livello provinciale, le tre linee sarebbero sufficienti per bruciare tutti i rifiuti non differenziati. Se arrivasse al 70%, basterebbero le linee 2 e 3, e la prima linea si potrebbe chiudere.

E’ per questo che da tempo Legambiente chiede di programmare la chiusura della prima linea. Se Padova nei prossimi anni aumenterà la percentuale di raccolta differenziata avremo tutti più forza per chiedere la chiusura degli inceneritori.

 Il Porta a Porta a Padova

Con il porta a porta a Padova potremo arrivare a differenziare oltre il 70% dei rifiuti. Lo dimostra il successo di Camin, già passato al Porta a Porta dove il 77% dei rifiuti viene raccolto in modo differenziato. Da pochissimo il Porta a Porta è arrivato anche Voltabarozzo, Quattro Martiri-Crocefisso, Salboro e Guizza sud. Perciò Legambiente collabora al passaggio al metodo porta a porta a Ponte di Brenta, Torre, Pontevigodarzere e Isola di Torre, e lo farà nei prossimi mesi quando sarà esteso a Altichiero, Sacro Cuore e Ponterotto.

Chi volesse dare una mano a gestire i punti informativi può chiamare la mattina in Legambiente allo 0498561212 chiedendo di Davide Gobbo, oppure può inviare una mail a d.gobbo@legambientepadova.it.

 Davide Gobbo – Legambiente Padova

Perché essere contrari alla fusione AcegasAps – Hera

La fusione Hera – APS Acegas, votata dal Consiglio Comunale di Padova, non può essere banalmente considerata come l’inevitabile evoluzione di un processo di privatizzazione (le Spa sono società di diritto privato, anche se con prevalente capitale pubblico) già avviato con la precedente fusione delle aziende padovana e triestina. In realtà il processo di concentrazione avviato sottintende una visione della gestione dei beni comuni e dei servizi pubblici del tutto antitetica rispetto a quella espressa dai 27 milioni di cittadini che hanno votato sì al referendum sull’acqua. E, d’altra parte, non è affatto scontato che la nuova fusione (più finanziaria che imprenditoriale) possa garantire – come contropartita all’allontanamento dei centri decisionali dal nostro territorio – economie di scala, maggiore efficienza e quindi un miglioramento del servizio offerto alle comunità locali ed una riduzione delle tariffe.

Stefano Rodotà, già Presidente della Commissione per la Riforma dei Beni Pubblici istituita nel 2007, in più occasioni ha sottolineato come il tema dei Beni Comuni non sia “né una bizzarria, né un tema marginale” e come anzi il riferimento all’importanza dei beni comuni costituisca il dato che più caratterizza la fase attuale. «Una novità politica, scrive Rodotà, che i partiti soffrono o avversano. Ancora inconsapevoli, dunque, del fatto che non siamo di fronte ad una questione marginale o settoriale, ma ad una diversa idea della politica e delle sue forme, capace non solo di dare voce alle persone, ma di costruire soggettività politiche, di redistribuire poteri» (Stefano Rodotà, La Repubblica 5 gennaio 2012).

Secondo Rodotà i Beni Comuni (ovvero i beni «funzionali all’esercizio di diritti fondamentali e al libero sviluppo della personalità») devono essere “indisponibili per il mercato” ed essere “amministrati muovendo dal principio di solidarietà”. La loro gestione deve garantire l’accesso di tutti al bene e deve vedere la partecipazione dei soggetti interessati, facendo ad esempio appello all’articolo 43 della Costituzione che prevede la possibilità di affidare la gestione di servizi essenziali, fonti di energia e situazioni di monopolio, oltre che ad enti pubblici, anche a “Comunità di lavoratori o di utenti”.

Le indicazioni della Commissione Rodotà sono state approfondite, anche dal punto di vista giuridico e costituzionale, dal testo di Ugo Mattei “Beni Comuni: un manifesto”, che evidenzia come il concetto di bene comune rimette in discussione la storica contrapposizione tra stato e mercato, tra liberismo e statalismo entrambi caratterizzati dalla tendenza alla concentrazione del potere ai vertici di una gerarchia sovrana che esclude ogni altro soggetto decisionale. Il governo dei Beni Comuni, afferma Ugo Mattei, rifiuta per sua natura la concentrazione del potere a favore della sua diffusione, a favore di un modello collaborativo e partecipativo, presuppone un governo democratico dell’economia.

Sta qui credo il nocciolo della questione. Chi si è espresso a favore della fusione Hera – APS Acegas (a cui in prospettiva dovrebbe seguire quella con le società milanesi e torinesi A2A ed Iren) ritiene strategicamente importante dar vita ad una grande Multiutility del Nord, di diritto privato ma ai cui vertici verrebbero posti manager di nomina politica, un’azienda di dimensioni tali da poter di fatto costituire una posizione di monopolio nell’affidamento dei servizi pubblici. Ma quale affidabilità hanno – dopo gli scandali degli ultimi anni – questi carrozzoni finalizzati prioritariamente al profitto e nei quali di “pubblico” c’è solo la nomina dei consigli di amministrazione da parte dei partiti? E se – in assenza di società in house – diverrà obbligatorio sottoporre a gara pubblica la gestione dei servizi pubblici, quali vantaggi potranno derivare alle comunità locali dal dover di fatto trattare con una Multiutility operante in regime di monopolio? E nello specifico di Padova, quale interesse potrà avere Hera a dismettere la prima linea degli inceneritori (che diverrà possibile non appena si raggiungerà l’obiettivo del 70% di raccolta differenziata nel nostro bacino di riferimento), se proprio dall’incenerimento di rifiuti ordinari e speciali deriva il maggior utile della società?

Se non si ha la forza o la volontà di scegliere la via delle società in house direttamente gestite dagli enti locali, se – come fanno i sostenitori della fusione – ci si appella alle virtù salvifiche del mercato, non sarebbe paradossalmente meglio per i Comuni, al fine di garantire le proprie autonome scelte sui temi dell’energia, dell’acqua, del ciclo dei rifiuti, gestire delle vere gare pubbliche favorendo la concorrenza tra più soggetti, previa una precisa definizione delle proprie finalità, degli obiettivi da conseguire, dei criteri di valutazione e degli indicatori che verranno utilizzati per monitorare i risultati conseguiti?

Certo non è automatico né facile tradurre gli indirizzi di fondo in concreti progetti di riforma volti all’introduzione di nuovi modelli collaborativi e partecipativi nella gestione dei servizi pubblici locali, anche se va ricordato come già vi siano significative esperienze di riferimento: in primo luogo quella dell’Eau de Paris, un’azienda speciale che dal 1° gennaio 2010 – dopo la ripubblicizzazione – gestisce l’acqua nella capitale francese con la presenza nel Consiglio di Amministrazione di cittadini e associazioni, anche se solo con poteri consultivi e di controllo.

E’ un capitolo aperto, un terreno da esplorare e che necessita di una forte capacità progettuale per la ricerca di soluzioni nuove e innovative sia a livello legislativo che nelle pratiche amministrative locali. E’ però altrettanto certo che i processi di concentrazione finanziaria in corso non vanno nella direzione di un governo trasparente e partecipato dei servizi e di un rafforzamento del legame che deve esistere tra aziende di servizio e politiche territoriali delle comunità locali finalizzate al risparmio energetico ed alla chiusura dei cicli ecologici.

Sergio Lironi

Decreto sviluppo, pericolo elettrosmog

E’ alla firma del Presidente Napolitano il decreto-sviluppo o decreto per la “crescita”, approvato dal Parlamento la scorsa settimana e contenente interventi per la diffusione delle tecnologie digitali che di fatto porteranno ad un aumento della esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici. Le Associazioni che, come la nostra, si occupano di questo tema si sono attivate nelle scorse settimane con una petizione on-line e con delle lettere ai singoli deputati e senatori affinché si convincessero a non approvare il famigerato articolo del decreto che, da come era stato redatto in prima battuta, avrebbe liberalizzato l’installazione di ripetitori per la telefonia mobile obbligando i proprietari ad accettare sui propri immobili le antenne, di fatto minando lo stesso concetto di proprietà privata.

Il Parlamento ha poi glissato su questa norma, introducendo invece la liberalizzazione per scavi e condutture elettriche aeree e sotterranee necessarie per sviluppare la banda larga e ultra larga, riducendo i tempi dei permessi e indicando che “l’operatore di comunicazione durante la fase di sviluppo della propria rete in fibra ottica può, in ogni caso, accedere a tutte le parti comuni degli edifici al fine di installare, collegare e manutenere gli elementi di rete, cavi, fili, riparti, linee o simili apparati privi di emissioni elettroniche. Il diritto di accesso è consentito anche nel caso di edifici non abitati e di nuova costruzione”. L’insulto alla proprietà privata sembra scongiurato ma in realtà ci impongono solo un modo più morbido per abituarci alla cosa, perciò dobbiamo aspettarci che in futuro la norma sulla liberalizzazioni delle antenne verrà riproposta e passerà, perché così vuole “big phone” nonostante le nostre proteste.

Ancora più grave è il fatto che è stata introdotta una modifica ai criteri di misurazione del campo elettrico e magnetico che aumenta sostanzialmente i limiti di esposizione (modifica che non era stata approvata lo scorso anno grazie alla caduta del governo Berlusconi). Il valore di attenzione – 6 V/m- (stabilito dalla tabella 2 all’allegato B del D.P.C.M. 8 luglio 2003), per i luoghi ove la permanenza umana e’ superiore a 4 ore giornaliere, sarà ancora applicato alle parti abitative compresi balconi terrazzi e cortili ma “esclusi i tetti anche in presenza di lucernai ed i lastrici solari con funzione prevalente di copertura, indipendentemente dalla presenza o meno di balaustre o protezioni anti-caduta e di pavimentazione rifinita, di proprietà comune dei condomini”. In sostanza in queste zona (ad es. nelle terrazze condominiali) saranno considerati i valori della tabella 1 dell’ Allegato B del citato vecchio decreto, ossia 20,40,60 V/m a seconda delle frequenze. I valori in queste zone dovranno essere rilevati e mediati su un arco di 6 minuti. Nel caso di edifici abitativi con permanenza superiore alle 4 ore i valori saranno invece la media nell’arco delle 24 ore, di fatto aumentando di molto l’esposizione della popolazione.

Questo facilitera’ lo sharing o co-siting: i gestori ne hanno bisogno perche’ la diminuzione delle tariffe sta comportando guadagni minori e concentrare molti impianti su di un unico traliccio costituisce un forte risparmio che pero’ fino ad ora comportava il pericolo dello sforamento dei limiti. Da oggi non sarà più così e questo gli semplificherà la realizzazione dei siti per la telefonia di banda larga mobile (LTE). Secondo il ministero i gestori potrebbero condividere circa 20 mila siti su 30 mila necessari per questa nuova rete mobile. Nulla importa se i cittadini dovranno subire più radiazioni. Così mentre il Consiglio d’Europa richiama i governi a fissare per l’esposizione a lungo termine alle microonde soglie preventive che non superino, in accordo con il principio di precauzione, gli 0,6 volt/metro e a ridurre, nel medio termine tale, valore a 0,2 V/M, il nostro governo spensieratamente aumenta una considerata soglia già molto alta dal mondo scientifico internazionale (non corrotto).

Le nostre preoccupazioni invece aumentano. La Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito le radiofrequenze come possibili cancerogeni e da più parti sono stati prodotti studi scientifici ben condotti sull’aumento di patologie legate all’esposizione a radiofrequenze in vicinanza a concentrazioni urbane di antenne per la telefonia mobile e di sistemi wi-fi, poco potenti questi ultimi, ma funzionanti a frequenze biologicamente attive. Le segnalazioni di disturbi legati alla elettrosensibilità sono in continuo aumento anche all’interno degli uffici sia pubblici che privati, senza contare poi i danni dovuti alla esposizione da telefoni mobili.

Certo non si torna indietro e il cellulare trilla nelle tasche di tutti grazie alle antenne che gli fanno da copertura, ma, forse non sarebbe meglio cominciare a far circolare di più l’informazione?

info@applelettrosmog.it

Laura Masiero pres. A.P.P.L.E. (Associazione Per la Prevenzione e Lotta all’Elettrosmog)

Diario dell’estinzione – il mistero delle nascite

Che cosa accade di sostanziale all’umanità dietro alla crisi che tocca le economie e nella trasformazione delle tecnologie energetiche e di comunicazione? In uno scenario di profonda incertezza sociale c’è il rischio di sottostimare la presente decisiva rivoluzione reale che segna la fine della crescitadella specie umana sulla terra.In realtà la inversione demografica è l’evento più importante della nostra vicenda: dopo aver raggiunto il picco delll’espansione, del dominio e dello sfruttamento demenziale dell’intero mondo e degli altri viventi, l’essere leader dell’evoluzione decide di non procreare, portando il tasso delle nascite al livello di quello (naturale) delle morti, o addirittura più basso. Nei prossimi 15 anni gli esseri umani nati ogni anno scenderanno all’1,5 percento (110 milioni) paragonati all’1,4 del numero di morti a regime (109 milioni): la crescita sarà finita.

Dizionario dell’estinzione offre una spiegazione sul fenomeno quantificando i termini e i tempi dell’inversione e spiegando le cause e le strategie di governo, insieme con gli strumenti di pianificazione e di evoluzione culturale della società del rifiuto o dell’esitazione alla procreazione. In estrema sintesi: anche il minimo livello di scolarizzazione delle bambine introduce grandi cambi nel loro status sociale , nella loro accettata aspirazione a un miglioramento di ruolo e di condizione pratica; la difficoltà di un posto di lavoro adeguato si somma agli ostacoli che impediscono i due figli della conservazione della umanità. E comunque il ruolo dominante del genere femminile causa ovunque un profondo cambio culturale, ormai naturale, una sorta di nuovo passo dell’evoluzione.

Ma nello stesso tempo la tecnologia (la scienza) offrono teoricamente, per via dei cresciuti rendimenti, la facile riduzione dei bisogni individuali e dei consumi, quelli orrendi di suolo e di spazio e di carrying capacity, anche per la civiltà dello spreco.

La condizione di penuria o carestia o più semplicemente di povertà ha segnato le vicende umane nel tempo, determinando insieme alle condizioni fisiche del mondo la vicenda della popolazione.

Entrati (per la prima volta forse dal medioevo) in queste condizioni di stato stazionario, di non crescita, che ci sono assicurate dalla diminuzione, noi (noi uomini, noi economia, noi specie biologiche) possiamo sperimentare le condizioni per la pianificazione reale, sia economica e fisica che culturale: la prima nel quadro d’uno sviluppo senza crescita, la seconda nel quadro antropologico di bellezza, piacere, felicità.

Giulano Cannata – Dizionario dell’estinzione – Il mistero delle nascite. Edizioni NdAPagine 312, 18 euro

Lucio Passi

Succede in città

>>> giovedì 18 ottobre

Pallone criminale In occasione della rassegna ‘Passione per lo sport e la legalità’, presentazione del libro di Simone di Meo e Gianluca Ferraris, saranno presenti il PM della Procura di Padova e l’On. Alessandro Naccarato. Moderatore sarà il capo della redazione sportiva del Mattino di Padova Paolo Baron. Sala Rossini dello Stabilmento Pedrocchi, via VIII febbraio, Padova- Ore 18:00 Ingresso libero. Info 049 8659510.

>>> venerdì 19 ottobre

Incontro Pubblico Ore 20,45 presso Il Centro Parrocchiale Di Tombelle Di Vigonovo. Prosegue la mobilitazione e l’efficace contrasto alla realizzazione del mega elettrodotto aereo TERNA e della camionabile. Opere Speculative sulla pelle dei cittadini. Aggiornamento ed informativa sugli scenari ed iniziative in corso. Organizzato dal Comitato Vigonovese Per La Salvaguardia Del Territorio A. Canova.

Palestina Per Principianti. Educazione Sentimentale Di Un Bassista Rockabilly Documentario di Francesco Merini, 2012. Padova, Sala Polis Nova (Altichiero), Via Due Palazzi ore 19.00. All’interno della rassegna Una Finestra Sulla Palestina_ Voci, sapori, geografie e storie da un Paese dimenticato. Quattro serate per aprire una finestra sulla cultura e la storia palestinese, per ridare voce e visibilità ad un popolo che continua a resistere. A seguire Cena Mediorientale a cura di ACS, Corti e Buoni e Associazione per la Decrescita. Saranno presenti Ismail Soboh di Nablus, Emad Asfour di Gaza, Madiha Sheshtawi di Gerico.Documentario + cena: euro 15,00/persona.Prenotazioni: info@acs-italia.it – cell. 347.0602574

“Blubordò Vocal Ensemble in Concerto per il Mozambico” ore 21.30 al Teatro Accademico di Castelfranco V.to. Un coro di splendide voci, formato come ensemble di studio e ricerca sulla vocalità in genere: propongono brani che spaziano dal gospel, alla musica pop, e dai musical alle colonne sonore. Direzione di Alessandra Pascali, nota cantante padovana, didatta e musico-terapista, dalla voce versatile e dalle timbriche jazzistiche e soul. La band che accompagna è formata da musicisti conosciuti nel panorama musicale veneto: Ivan Zuccarato, Daniele Vianello e Graziano Colella. Tra le voci soliste e gli ospiti della serata: Alice Nichele, Marco Baldon, Anna Tosato e molti altri.ASEM Italia Onlus – Via del Commissario 42 – 35142 Padova -Tel. 0497990994 – Cell. 3282516718 sede@asemitalia.org –  skype: asem.italia.onlus – www.asemitalia.org

>>> sabato 20 ottobre

Una Storia Chiusa Clara Sereni ne parla con Alessandra De Lucia _Pizzeria Il Cortile. Via De Lazara 1, (angolo via Buzzaccarini) ore 16.30.All’ interno dell’ottava rassegna de “Il libro nel bicchiere, ombre di scrittura in trattoria”.

>>> domenica 21 ottobre

Concerto Inaugurale “Omaggio A Mozart” Studio Teologico del Santo – Basilica di S. Antonio – Padova ore 17:00. Orchestra Venezia Concerto -Pianoforte solista: Francesca Venzo , Soprano: Stefania Bellamio .E’ una delle Rassegne Musicali più amate in città e da diciassette anni trova sede nella prestigiosa cornice nella Sala dello Studio Teologico della Basilica di S. Antonio: tutto è pronto per il gran concerto di inaugurazione dell’Orchestra Venezia Concerto con un programma dedicato all’opera vocale e strumentale di Mozart. I Musici Patavini – Padova Infolive: 327.6971855

>>>lunedì 22 ottobre

Le arche dei santi In occasione della rassegna ‘Saggiamente’, presentazione a cura di Francesca Flores D’Arcais e di Antonio Rigon del libro di Michele Tomasi, ‘Scultura, religione e politica nel Trecento veneto. Sala del Romanino, Musei Civici agli Eremitani, piazza Eremitani 8, Padova .Ingresso libero. Info 049-8204811.

>>> mercoledì 24 ottobre

Raccontando il Nord Est Incontro con Simone Marzini e Massimiliano Santarossa che raccontano il Nordest attraverso i loro romanzi ‘Nordest Farwest’ e ‘Viaggio nella notte’. Libreria La Feltrinelli, via S. Francesco 7, Padova Ore 18:00:Ingresso libero. Info 049 8754630.

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CORSI, SEMINARI E MOSTRE – iniziative prossime e future

Corso ‘Desidererei…Nuovi Volontari’ CSV di Padova. Martedì 23 e martedì 30 ottobre 2012, ore 17-20 .Teoria e pratica per migliorare la gestione dei volontari in associazione. Obiettivi del Corso: Comprendere i veri ‘bisogni’ delle associazioni di Volontariato;  Analizzare la figura ‘professionale’ del Volontario; Aiutare le associazioni nella ricerca e nell’accoglienza di ‘nuovi volontari’; L’accoglienza come metodo di sviluppo dell’associazione. Metodo: Sarà utilizzato l’approccio partecipativo ed interattivo. Martedì 23 Ottobre: Come capire i diversi bisogni dell’associazione; La figura del Volontario. Martedì 30 0ttobre: Come si fa ad accogliere?; Come sostenere i volontari. tel. 049 8686817 ,luogo: sede CSV, via Gradenigo 10, Padova – contatti: info@csvpadova.org -www.csvpadova.org/Corsi-attivi-CSV/2012-corso-nuovi-volontari.html

Concerto Jazz A Padova Per Progetto A Srebrenica 7 Novembre 2012 E’ ormai al settimo anno l’evento che in occasione dell’autunno Dottori Agronomi e Forestali di Padova e l’Associazione Agronomi e Forestali Senza Frontiere di Padova organizzano per sostenere un progetto agricolo. Quest’anno l’appuntamento è rivolto al sostegno di un Progetto per la coltivazione di Grano Saraceno in una cittadina nella Municipalità di Srebrenica in Bosnia-Erzegovina. Un Concerto Jazz quest’anno che vede un ospite d’eccezione: il chitarrista Franco Cerri musicista italiano autorevole apprezzato e conosciuto a livello internazionale. Agronomi e Forestali Senza Frontiere ha operato per vari anni a Bratunac – cittadina della Repubblica Srpska di Bosnia Erzegovina – con un il Programma di interventi di sviluppo della coltivazione e trasformazione di piccoli frutti che ha preso spunto dalla necessità di riattivare l’economia della zona per consentire alla popolazione, con particolare attenzione ai profughi rientrati nelle loro terre, di godere di condizioni di vita migliori, anche per affrontare la complessa questione della riconciliazione interetnica. A conclusione di questa prima fase, si sta puntando ora al supporto della coltivazione di grano saraceno in alcuni villaggi dei dintorni di Srebrenica. La serata si svolgerà mercoledì 7 novembre 2012 alle ore 21.00 all’Auditorium San Gaetano a Padova.