Vacanze a Dreznik Grad: ambientalismo e fratellanza internazionale

3 (2)Giungi a Dreznik Grad, a tre ore d’auto dal confine italiano e per un momento ti chiedi stranamente cosa sei venuto a fare. Ti guardi attorno e vedi solo: un incrocio, un alimentari, un bar solitario e, di fronte ad esso, una piazza, una chiesa e un pozzo.

È un mondo che sembra uscito da un racconto di Stefano Benni dove, in appena mezz’ora, puoi incontrare l’intero campionario di paese: dal Sindaco rubizzo al comandante dei pompieri rubicondo, dalla giovane parrucchiera con taglio punk alla barista dall’aria troppo tosta e sigaretta tra le labbra perennemente accesa. Leggi di più

Una gita a Caporetto, dove la storia ci parla

3Roberto mi ha raccontato di quando, da bambino, alle elementari (molto tempo fa…) ha portato a casa il suo primo libro di geografia. La prima cosa che ha guardato suo nonno Albano è stato dove era Caporetto, dove molti dei suoi amici coscritti sono caduti durante la Grande Guerra. E grande fu la sua costernazione quando scoprì che Caporetto era diventata Iugoslava, e aveva perfino cambiato nome… siccome questa cosa ha colpito anche noi, decidiamo di fare una gita a Kobarid (Caporetto) per visitare il museo della Prima Guerra Mondiale, dove sono custoditi reperti e memorie di questa tragedia che ha sconvolto l’Europa esattamente 100 anni fa. Leggi di più

La montagna abbandonata

MINOLTA DIGITAL CAMERAC’era questo vecchio seduto su una pietra piatta che era messa come panchina fuori dal tabià. Di tabià ne restavano sei o sette, quasi tutti in rovina, posti in uno spiazzo di prato tra bosco infinito che è detto su la Costa e che i pini avevano cominciato a rimangiarsi già da tempo. La porta era aperta e usciva fumo, e usciva fumo anche tra gli interstizi delle travi, così che il tabià ne restava tutto avvolto. Il vecchio stava lisciando dei rami di nocciolo per farci dei bastoni bianchi e appuntiti, di quelli per camminare in montagna che nessuno usa più (ora si usano le racchette sottili e leggere in alluminio), ma magari qualcuno prende per ricordo. Leggi di più

Sextantio: l’albergo diffuso che risveglia un borgo abbandonato

5_santo-stefano1Il tema del recupero e della rivitalizzazione dei borghi abbandonati s’incrocia, a partire dagli anni ottanta, con la trasformazione della domanda turistica. Di fronte alle nuove forme del turismo, che oltre allo svago mettono in primo piano i temi della conoscenza dei luoghi, delle specificità alimentari, delle tradizioni locali, parte della risposta è andata nella direzione della scoperta di luoghi abbandonati e del loro successivo recupero. Obiettivi che si sposano anche con le visioni innovative a cui il mondo produttivo è costretto: lo ricorda Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, quando parla di «Ripensare alla forma dello svilupposignifica fermare il consumo del suolo e mettere in moto dei cicli di benessere che passano nei settori tradizionali ma vadano in direzioni nuove». Leggi di più

Una camminata estiva in Folgaria

6Ore cinque, sveglia. Un quarto d’ora di preparativi e siamo operativi,  pronti per un lungo viaggio in auto di 90 chilometri circa. Quando finalmente mettiamo i piedi a terra, ci accorgiamo ancora una volta che ne è valsa la pena di alzarsi così presto.

Un’aria freschissima di montagna ci avvolge, ammiriamo con occhi pieni di meraviglia scenari affascinanti in cui si susseguono verdi boschi, spaziose radure e enormi montagne incastonate nell’azzurro del cielo. Appare ai nostri occhi l’incantevole borgo di Folgaria. Leggi di più

Frammenti di viaggio nei Balcani

BalcaniStazione di Padova, lunedì mattina: prendo il treno per Venezia e da lì per Trieste. Non è l’inizio di una delle mie normali giornate di studio o lavoro, e la mia destinazione non è né in Veneto né in Friuli: Ljubljana.

L’autista dell’autobus forse sa che sono in vacanza, visto che ci regala una meravigliosa panoramica di Trieste avventurandosi su una stradina stretta e ripidissima, che dovrà poi ripercorrere all’indietro e abbandonare per uscire dalla città.

Nella capitale slovena gironzolo per qualche ora, scopro un clima molto “mittel-europeo”, dai prezzi nei negozi ai bidoni della differenziata frequenti e puliti. Leggi di più

Centri estivi al Parco Fenice: un’oasi di pace nel cuore di Padova

10_2È il 9 giugno: le scuole sono finite e tu non sai a chi lasciare tuo figlio. I suoi amichetti sono già partiti per le vacanze e lui è rimasto solo in città? Mancano ancora due settimane per il mare e il tuo bambino è troppo piccolo per rimanere a casa da solo? Dai nonni si annoia? Il vostro quartiere è scarso di under 13? È vivace e devi fare in modo di stancarlo come si deve altrimenti, mentre tu sei già crollata sul divano, lui è ancora lì con gli occhi sbarrati che ti chiede “cosa facciamo adesso mamma?”? Cerchi una proposta alternativa, lontana dal caos cittadino e immersa nella natura ma allo stesso tempo comoda ed economica? Leggi di più

Il “Bosco dei Frati” di Monselice: riscoperta e valorizzazione di un parco

BuzzaccariniSe a Monselice chiedi del Parco Buzzaccarini, magari puoi trovarti di fronte a facce stupite, se invece lo chiami “Bosco dei frati”, tutti sapranno indicarti il bellissimo polmone verde cinto da mura secolari che si trova a fianco del Convento francescano di San Giacomo.

In realtà, l’area non è mai stata possedimento dei frati che fondarono il Convento nel 1162 per ospitare pellegrini e viandanti. Solo nel 1968 entrarono in possesso dell’adiacente Villa Buzzaccarini, mentre il Parco ha avuto nei due secoli precedenti una vita storica legata al succedersi dei proprietari: Cromer, Saggini, Buzzaccarini per arrivare a quell’avvocato Angelo Schiesari che donò la Villa ai frati francescani. Leggi di più

Hebertismo, ovvero allenarsi in natura e secondo natura

HebertismoSarà di certo sconosciuto ai più il nome di Georges Hebert, a meno non facciate parte della “grande famiglia degli scout” e non abbiate tentato di prendere la specialità che lo riguarda. Ma anche in quel caso, probabilmente, avrete associato il termine “hebertismo” all’attività di costruzione di ostacoli e dispositivi per la creazione di “percorsi” che di certo non esauriscono la bellezza e la complessità di questa disciplina. Perché quello di Georges Hebert è noto a livello internazionale come “metodo naturale” e altro non è che una tecnica di allenamento in natura e secondo natura. Leggi di più

Almaterra, un progetto di agricoltura sociale

IMG_1280-672x372Francesca Giarè, ricercatrice INEA (Istituto Nazionale di Economia Agraria) in “Linee guida per progettare iniziative di Agricoltura Sociale” scrive: “… L’agricoltura sociale rappresenta un elemento di continuità nella tradizione agricola e rurale italiana. Da sempre, infatti, l’attività agricola è connotata da caratteri di accoglienza e inclusione sociale, anche se tali elementi risultano presenti in maniera più o meno evidente nelle diverse realtà locali…” Leggi di più

Turisti (e fotografi) del nostro territorio con Artisti di Paesaggio

Costruiamo_Parco_lunchtime_webLegambiente presenta il Concorso video-fotografico inserito all’interno del progetto Artisti di Paesaggio, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo attraverso il bando “Culturalmente”, nato per promuovere il territorio e la sostenibilità ambientale attraverso eventi artistici e percorsi di riscoperta del paesaggio locale. Il concorso ha l’obiettivo di stimolare i partecipanti ad esplorare il proprio territorio, valorizzandolo con i propri scatti. Leggi di più

La seconda morte: un libro che vuole rompere il silenzio

Quando-hanno-aperto-la-cellaUn libro, quest’anno, ha cercato, senza riuscirci, di infrangere il silenzio, di “rompere il muro del suono”- per citare un verso, per altro bello, di una canzone meritatamente in voga: Quando hanno aperto la cella. Storie di corpi offesi, di Luigi Manconi e Valentina Calderone (Il Saggiatore ed.), luogo perfetto di ecologia istituzionale.

Da Pinelli a Cucchi, da Aldo Bianzino a Michele C, narra le vicenda di uomini entrati ben vivi nelle questure e nelle carceri, e usciti morti, o ammazzati a bastonate per strada. Leggi di più

Centre Songhaï, un modello di sviluppo sostenibile

IMG_5360Appena entro al Centre Songhaï percepisco un cambio netto rispetto a quello a cui mi aveva abituato Porto Novo, grande metropoli del Benin, con i rifiuti accatastati ai lati delle strade e la grande povertà che si legge in ogni angolo (il Benin è uno dei paesi più poveri dell’Africa). All’interno del Centre Songhaï regna ordine, pulizia, operosità. E non mi trovo in un “resort” o in uno di quegli Hotel costruiti appositamente per i turisti occidentali, che non vogliono vedere nulla del Paese che li sta ospitando se non le grandi bellezze che ha da offrire e sfruttare. No. Mi trovo, anzi, in una struttura che può solo esserci d’esempio, vincitrice di numerosi premi internazionali. Leggi di più